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E’ STATO un percorso lungo e tormentato, ma dopo quasi un anno e mezzo con tanti bocconi amari. Marco Belinelli può finalmente gridare al mondo la gioia per aver coronato un sogno:superare quota 20 punti in una gara NBA. Un’impresa che ha definitivamente avviato la carriera americana dell’ex Fortitudo, che con i 21 segnati mercoledì ad Indianapolis, alla seconda gara da titolare in carriera, adesso sfiora i 7 punti di media col 40% da tré in stagione. Cifre da giocatore vero, che finalmente gode di buona considerazione da parte di coach Don Nelson, ripagato dalla continuità di rendimento del 22enne ex Fortitudo. Nelle sette gare di dicembre, la guardia bolognese ha superato i 13 punti di media e il 50% al tiro su azione in quasi 25 minuti. Lasciando così l’immagine di brutto anatroccolo del trio italiano nella NBA, visto che se Belinelli ora va in doppia cifra con regolarità, Bargnani è nel pieno della crisi di risultati dei Toronto Raptors (e contro Dallas sono arrivati i fischi del pubblico canadese) mentre Danilo Gallinari è sempre alle prese con i problemi alla schiena che gli impediscono di gioca. L’inizio di stagione non prometteva nulla di positivo. «In effetti – dice appena sceso dall’aereo che ha portato i Golden State Warriors ad Atlanta, dove giocheranno questa sera – nemmeno io so spiegare questo aumento del mio spazio, e non è una questione di compagni di squadra infortunati: Monta Ellis (caviglia fratturata per un incidente in scooter, ndr) è fuori sin dall’inizio, e prima del ko di Corey Maggette (si teme uno strappo agli adduttori, ndr), era arrivato Jamal Crawford, quindi numericamente siamo gli stessi. Ora sta girando per il verso giusto, e prendo il buono di questa situazione». Quale pensa sia il suo più grande merito? «Mi sono allenato duramente anche quando non giocavo, o entravo a partita finita, o magari solamente per fare fallo. Non è facile allenarsi bene quando non si gioca, io invece ho continuato a crederà, e i risultati finalmente sono arrivati. Ma devo tenere i piedi per terra». La paura di tornare in panchina, anche senza una ragione (con la gestione irrazionale di Don Nelson non si possono fare previsioni), resta ben presente: «Non ho rancore verso le decisioni del coach, anche se in certi momenti non le ho proprio capite. Ora il mio pensiero è solo aiutare la squadra. Stiamo giocando meglio rispetto ad un mese fa, finalmente privilegiamo il collettivo, l’arrivo di Crawford dai New York Knicks ha dato una spinta positiva alla squadra, perché è un giocatore di grande talento ma soprattutto altruista. E anche i miei compagni mi hanno dato grande supporto, penso agli europei come il lettone Andris Biedrins o il francese Ronny Turiaf, anche se mi hanno fatto piacere i complimenti del nostro capitano, Stephen Jackson. Purtroppo ci manca la vittoria».

RABBIA Per spiegare l’entrata di Belinelli nelle rotazioni dei Warriors, viene automatico pensare alla crescita fisica del bolognese, che gli consente di resistere meglio ai contatti, ed attaccare il canestro con maggiore fiducia, e che ha regalato un’arma in più a Beli, oltre al tiro da fuori: «Il lavoro di pesi ha dato buoni frutti – conclude – anche se poi non gioco con un’armatura da football americano sulle spalle. Conta l’aggressività che so di dover gettare sempre in campo, me lo sono ripetuto in tutte le partite viste dalla panchina. E quando l’occasione è arrivata, avevo così tanta rabbia in corpo che non avrei mai sprecato la mia chance, per niente al mondo».

RISULTAT1 NBA: Atlanta-Boston 85-88, Indiana-Gdden State 127-120, Philadelphia-MiIwaukee 93-88, Toronto-Dallas 86-96, Detroit-Washing-ton 88-74, New Jersey-Utah 92-103, Minneso-ta-Cleveland 70-93, Chicago-LA Clippers 115-109 dts, New Orleans-San Antonio 90-83.

Categoria: Calcio
 

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