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Alla faccia delle rivoluzioni. Ormai ci siamo abituati, a vedere ogni anno gente diversa, a spulciare nella casella “confermati” senza ritrovarci quasi nessuno. In casa Andrea Costa è quasi un classico, da tre stagioni a questa parte.
La nuova Aget dei “vecchi” Domenicali, Zappi e Bordini, dopo un estate concitata, all’alba della quale si fece pure il nome del mitico Topone Pasini, già su questi lidi due stagioni or sono, per la successione del deludente Martellossi, riparte dal solo Lorenzo Seracchioli (playmaker classe ’89 che se giocherà 10 minuti in tutta la stagione sarà già molto) alla voce “già visti”.
Con un colpo a sorpresa, invece del Topone (che, nei progetti iniziali, avrebbe dovuto fare da balia a Federico Fucà, ancora una volta vice) è stato scelto Massimo Bianchi, 53 anni, un cuore reggino e un bagaglio ricco di esperienze teramane, l’ultima proprio l’anno scorso con una bella salvezza portata a casa.
Uno che cercherà di salvare la pelle (obiettivo unico, per ora) con la difesa a oltranza, l’area pitturata intasata e il lancio – spesso rischioso, spesso fortunato, ma sempre necessario – di giovani arrembanti e con la fame al posto del pettine. La filosofia Aget è semplice: resistere, resistere, resistere.
Del resto sembra che resistano anche i soliti del Pala Mokador (più o meno 800, gli abbonamenti sottoscritti fin qui), arrivati alla settima stagione di fila in LegaDue, con massimo risultato due quarti di finale playoff, almeno 3 salvezze da perderci 10 anni di vita e, dulcis in fundo, la retrocessione sul campo di due anni fa, poi evitata grazie (se grazie è il termine giusto) alle disgrazie altrui.
Torniamo al basket giocato, che è meglio. L’asse play pivot sarà formata dal giovane Gennaro Sorrentino, una vita a segnare triple in cadetteria, e da quel guascone di Joe Bunn, pivot bonsai due anni fa miglior giocatore della LegaDue e centro di gravità permanente del tessuto imolese. Lui, i suoi 20 punti e 10 rimbalzi di media, li “fatturerà” senza problemi.
In realtà potrebbe anche partire Michele Ferri, sempre 23 anni e reduce da due buone stagioni a Venezia, nello spot di regista. Così come l’innesto recente di Juan Fabi (22 anni) da un’ulteriore alternativa a Bianchi: il rischio è elevato, anche se negli ultimi anni Imola coi play Usa non ha avuto molto successo.
A fare legna, nel painting, ecco Niccolai Iversen, dalla Danimarca con furore: i suoi 205cm sono il punto più alto della banda (Bunn è 196cm, ma anche 100 chili), l’esperienza non gli difetta di certo ma il dubbio che a rimbalzo si soffrirà, e parecchio, è quantomeno lecito. Soprattutto perché per correre – e Imola dovrà farlo – bisogna prenderli, ‘sti benedetti rimbalzi. La tegola Stokes, toccata, ginocchiata e fuga obbligatoria, ha obbligato in fretta e furia a scegliere Isaiah Swann come “puntero” sul perimetro. L’ex Florida State, 22 anni appena, pare uno dallo spettacolo assicurato. Prima, però, lo vorremmo vedere all’opera, così come il buon Matteo Canavesi dovrà fare qualcosa di più – e farlo meglio – rispetto a quanto visto in precampionato.

Categoria: Calcio
 

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