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Leggendo alcuni quotidiani questa mattina sembrava che la favola tra il Bologna e Marco Di Vaio fosse già finita. Ed invece il Bomber in una nota sul sito della società ha negato di aver mai pronunciato le frasi riportate da Repubblica questa mattina, ovvero “Non so neanche come farò a restare qui l’anno prossimo, il rapporto con tanti si è deteriorato”, oppure “Ho fatto solo il bene del Bologna, e questo è il ringraziamento”. Chiaro che queste parole, attribuite al giocatore domenica sera avrebbero potuto far pensare ad un Di Vaio pronto a strappare il contratto biennale che ha firmato con la società. Nulla di tutto questo fanno sapere dal Bologna. Senza però specificare di più, anche se è ovvio che in questo momento il morale del giocatore non sarà dei più alti e per questo ogni parola sarebbe di troppo. Intanto questa mattina, durante l’allenamento i tifosi si sono schierati tutti dalla sua parte.
E se come ogni volta che succedono queste cose tutti si propongono in riflessioni sull’etica e il comportamento dei campioni, vogliamo trattare Di Vaio come un semplice cittadino.
Se l’ipotesi di reato dovesse venir confermata, così come ha fatto questa mattina il PM Valter Giovannini rispondendo al legale di Di Vaio, che aveva ipotizzato solo un illecito amministrativo, cosa direbbe la gente? Ha provato a fare il furbetto e pagherà per quanto compiuto. Verrà messo alla gogna mediatica, non sarà più l’uomo d’onore della città, non andrà più a ritirare in Comune il Nettuno d’oro. Ma cosa si vuole di più? I soldi non fanno la felicità e per chi scende dalle stelle alle stalle, una punizione morale di questo tipo è uno schiaffo molto più forte di qualsiasi altra punizione pecuniaria.
Non si tratta di difendere un giocatore, come farebbe un tifoso, ma di concedere una seconda possibilità a chi ha sbagliato e per questo ha subito un’umiliazione pubblica.
Questo al di là dell’aspetto giuridico. Infatti si è saputo che ancora otto targhe di giocatori sono legate al pass invalidi sotto la lente del PM. Si è anche appreso che la targa corretta della Porsche di Di Vaio venne inserita a gennaio, dieci giorni prima della firma dei ricorsi e che questi ultimi vennero consegnati allo sportello della Polizia Municipale in via Ferrari da uno sconosciuto che disse solo di “essere l’autista”. Nessuno dei giocatori del Bologna (Viviano, Morleo, Portanova, Esposito, Mutarelli, Mudingayi e Moras, oltre Di Vaio), per il solo fatto di avere associata la propria targa a quella di un disabile, anche se fossero entrati in centro mille volte senza di lei al fianco, ormai non rischiano più nulla. Lo stabilisce una sentenza della Cassazione: questo è solo un illecito amministrativo che potrebbe essere sanzionato solo in caso di “flagranza”. Diverso, secondo la Procura, il falso dichiarato su moduli delle 47 multe cancellate, fatte sulla propria responsabilità penale.

Categoria: Calcio
 

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