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«LA VIRTUS che è stata costruita – spiega il general manager bianconero Andrea Luchi da Castelnuovo Garfagnanadove la squadra è in ritiro – è il frutto di un grande lavoro. Renato Pasquali e il suo staff hanno visionato centinaia di partite dei campionati europei, dell’Nba e delle leghe minori americane. Questa approfondita operazione di scouting ci ha permesso di non lasciare nulla al caso e tutti i giocatori che sono arrivati sono stati oggetto di una attenta valutazione. Il riscatto, che giustamente il proprietario Claudio Sabatini vuole offrire ai nostri tifosi per saldare quel debito che si è aperto nella passata stagione, è una cosa che non può nascere da una invenzione o da una occasione, ma deve necessariamente fondarsi su delle basi solide».
Qual è stata la trattativa più complessa?
«Le trattative sono sempre facili e difficili allo stesso tempo. Spesso si dà molto peso al lato economico ma io credo che il lato psicologico e quello motivazionale abbiano altrettanta importanza. Chiaramente è difficile competere con chi può offrire il doppio dei tuoi soldi, se però le differenze sono minime allora è il resto che conta parecchio. Noi ad esempio abbiamo cercato di far capire a tutti i nuovi arrivati quale era la nostra situazione, un club dalla grande tradizione e che voleva riscattare la passata stagione. Nel campo delle motivazioni spesso le parole non bastano ma è necessario trasmettere qualcosa: fin dalle mie prime comunicazioni con i possibili ‘acquisti’ ho sempre cercato di comunicare il mio orgoglio dilavorare in una società come la Virtus e di come il farne parte ti ponga costantemente sotto esame».
Parlando di prove, l’arrivo di Boykins sarà un esame per tutti voi.
«E’ uno dei motivi per cui non facciamo proclami ma predichiamo tanta cautela. Lui verrà in una realtà completamente nuova ed inevitabilmente, sia dentro che fuori dal campo, dovrà cambiare il modo di fare alcune cose nonostante per anni in America gli siano sembrate giuste e normali fatte in una maniera diversa. Bisognerà avere pazienza e non sorprendersi per un suo fisiologico periodo di adattamento in cui a volte sembrerà smarrito».
Come sta procedendo il ritiro?
«Stiamo vivendo un clima che è un misto tra l’entusiasmo e il senso di responsabilità. A tutti è chiaro che è Pasquali ad avere in mano la situazione, nella selezione dei giocatori avevamo dato molta importanza anche al loro carattere e al loro modo di porsi all’interno della squadra. Il gruppo si sta formando e fin qui abbiamo avuto la conferma di non esserci sbagliati»
A suo giudizio quali saranno le prossime gerarchie del campionato italiano?
«E’ molto difficile fare una graduatoria. Sicuramente stando ai nomi che sono arrivati il livello del campionato dovrebbe essersi alzato dopo 2 anni di stanca, ma aver fatto un buon mercato è solo una buona fondamenta, poi serve altro per costruire la casa. Siena, comunque, rimane un gradino sopra tutte le altre perché con grande lungimiranza mantiene sempre lo stesso telaio, inserendo solo 1 o 2 giocatori importanti a stagione».

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