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Presenterà la “rinuncia d’ufficio” a Papa Francesco il giorno dopo il compimento del 75° anno di età il cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna. Lo impone il Codice di diritto canonico. E sarà il Pontefice a decidere se accettare le dimissioni o respingerle e prorogare il mandato. “Ora io non decido più nulla, è tutto nelle mani del Papa” aveva detto Caffarra dopo l’incontro con il Premier Enrico Letta a un anno dal terremoto che ha colpito l’Emilia. Ma da qualche parola dell’Arcivescovo si suppone che le “dimissioni” saranno accettate. “Ho un grande futuro alle spalle” – ha detto ieri a un convegno promosso dalla Caritas.
Caffarra era stato nominato arcivescovo di Bologna quasi 10 anni fa, nel dicembre del 2003, concluso il mandato di Giacomo Biffi. Nominato cardinale da Benedetto XVI nel 2006, è stato il 119° pastore della Diocesi bolognese. E in questi anni ha visto la città cambiare, l’ha esortata sempre a risorgere nel momento in cui volgeva al peggio e ha spronato i bolognesi a impegnarsi per il bene della comunità. Restano impresse le sue omelie il giorno di San Petronio, in particolare quell’ormai lontano 4 ottobre 2007 in cui aveva parlato di una città bisognosa di speranza, di una città divenuta ‘fragile’. E la Messa dell’anno scorso, in cui aveva parlato di una politica corrotta: “La ricerca del proprio interesse privato, sia dei singoli sia delle comunità nazionali a spese del bene superiore comune – aveva detto – lascia dietro di sé macerie di ogni genere.

Categoria: Attualità
 

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