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Certo cantare vittoria dopo sole tre giornate è davvero presto. Nello stesso momento la vittoria di ieri del Bologna con il Cagliari unita a quella della prima di campionato sul Crotone, ha portato i rossoblù nelle zone alte della classifica. Dopo la Juve a punteggio pieno, ci sono Roma e Napoli a sette e il Bologna con Genoa, Sampdoria e Udinese con sei. Davvero un bel guardare specie dopo tutte le critiche che sono seguite alla sconfitta con il Torino, che ha messo a segno solo quella vittoria. E’ vero, c’è chi afferma che il calendario fino ad ora è stato fortunato avendo incontrato due neopromosse in casa. Nello stesso momento una partenza così sprint entra quasi nella storia recente del Bologna. In ordine di tempo l’ultima volta è capitata nella stagione in cui i rossoblù erano in B con presidente Alfredo Cazzola e in panchina Daniele Arrigoni. In quel caso si cominciò con un pareggio casalingo con il Rimini e due vittorie successive a La Spezia con le reti di Bombardini e Adailton, quindi nuovamente i tre punti casalinghi contro il Ravenna 2-1 con Carrus e Adailton che recuperarono la rete iniziale di Toledo.
L’ultima volta che i rossoblù riuscirono a conquistare sei punti nelle prime tre giornate risale addirittura a dodici anni fa. Era la squadra di Mazzone, che dopo un girone di andata strepitoso si incagliò malamente e, grazie anche a Calciopoli, retrocesse dopo lo spareggio con il Parma. In quell’occasione dopo uno 0-2 casalingo con il Milan per le reti di Shevchenko e Kaka, i rossoblù si ripresero alla grande andando a vincere 2-1 a Parma per le reti di Locatelli e Petruzzi, mentre la settimana successiva al dall’Ara fu la Roma ad uscire sconfitta con un perentorio 3-1 con una doppietta di meghni e la terza rete di Cipriani. Alla Roma il gol della bandiera di Totti su rigore.
Dunque il Bologna non è certo abituato a cominciare in questo modo, ma è chiaro che essere riusciti a lavorare tutti insieme, con la squadra quasi al completo fin da fine giugno sta portando buoni risultati. La squadra corre, tiene palla, cerca di non buttarla mai via. Non ci sono molte occasioni da rete, ma è chiaro che Donadoni deve ancora calibrare bene le potenzialità dei suoi. Di Francesco poteva essere un giocatore di prospettiva. Sembra davvero che gli sia esplosa una bomba in casa. Deve essere bravo a gestirla, ma è chiaro che deve trovare il modo per innescarla nel migliore dei modi. Krejci ha fatto un’azione sul gol che al Dall’Ara non si vedeva da anni, ma ancora le sue prestazioni sono piuttosto altalenanti. Manca ancora costanza. Così come sembra manchi la capacità di trovarsi degli attaccanti. Verdi è un peperino, ma non sempre legge i movimenti di Destro e quindi sembra troppo innamorato del pallone. Tutto questo solo per accennare all’attacco, dove c’è un certo Sadiq che è ancora tutto da scoprire. Ecco, allora, che se i risultati sono arrivati con così tanto lavoro da portare avanti e una percentuale di miglioramento che può crescere in maniera esponenziale, è chiaro che non si può fare altro che essere positivi, senza abbattarsi se magari già sabato sera al San Paolo non dovessero esserci conferme. In una squadra con una difesa con i due esterni del 94 e Oikonomou che solo a ottobre compirà i 24 anni, un centrocampo con Nagy del 95, Taider del 92 ed eventualmente Pulgar del 94 e l’attacco con Krejci e Verdi che hanno 24 anni, Di Francesco 22 e Destro 25, si può dire che un bel passo verso il futuro è stato fatto. E non c’è problema, se come accaduto con Diawara, vendendone uno all’anno i conti rimarranno a posto. Anzi, è esattamente così che viaggiano le squadre che crescono un po’ alla volta, riuscendo ad auto alimentarsi. Intanto da domani alla ripresa Donadoni avrà un Maietta e un Donsah in più. Altri due che di esperienza e di forza fisica possono distribuirne.

Categoria: Calcio, Sport
 

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