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Marcelo Huertas è arrivato a Bologna ieri mattina, ma prima era stato il padre a valutare il club, le ambizioni e la piazza biancoblù. Aveva stretto la mano di Sacrati mentre il figlio ad Atene incontrava Sakota per un primo confronto, condiviso con il presidente il progetto del Parco delle Stelle, dato una svolta decisiva alla trattativa. E spazzata via la concorrenza spagnola, prima fra tutte il Tau, Huertas ha scelto Bologna portandosi dietro una ventata di freschezza anche anagrafica per chi è abituato ai registi classe 70.
«Farò di tutto per dare una svolta anche a quel ruolo di playmaker che nelle ultime due stagioni non ha raccolto consensi. Non troverete un giocatore individualista, ma un ragazzo intenso a cui piace far giocare la squadra e contribuire al suo successo, dopo quattro anni d’esperienza posso dire d’essere davvero più maturo grazie agli insegnamenti di grandi allenatori e giocatori come Elmer Bennett. Il mio obiettivo sarà aiutare i compagni a migliorarsi, non importa se si tratta di difendere o di attaccare, bisogna sempre dare il 100 per cento ed è per questo che la Fortitudo mi ha chiamato. Dopo due anni difficili bisogna tornare al vertice».
Poteva restare in Spagna, lì Bilbao gli avrebbe garantito un altro anno ma le sue quotazioni erano schizzate già troppo in alto assieme ai rimpianti del Badalona che lo aveva ceduto in prestito e che poi s’era convinta a riprenderselo. «Volevo rimanere a Bilbao, ma quando ho intuito che il mio destino sarebbe stato a Badalona ho deciso di valutare altre alternative. La lega italiana è l’unica in Europa competitiva ai livelli spagnoli, poi, l’incontro un anno fa con Zoran Savic ha fatto la differenza». Dei nuovi compagni ancora non conosce nessuno personalmente, non ci ha mai giocato contro tanto meno ha sfidato la Fortitudo in un match europeo, ma di fatto gli sono familiari Bagaric, Slokar, Woods, Forte dai tempi di North Carolina, e Mancinelli. In aggiunta annovera tra i cugini l’amicizia con il brasiliano Giovannoni. «È un amico, lo conosco da tredici anni, ha giocato per quattro anni assieme a mio fratello maggiore, e negli ultimi quattro con me in nazionale. Sarà divertente fare il derby con lui soprattutto per me che sono alla mia prima volta a Bologna. La speranza è ovviamente quella di poterli vincere tutti, so quanto questa gara sia importante per tutti noi e per i tifosi. Ho vissuto quell’emozione quando giocavo a Badalona contro il Barcellona, e a Bilbao contro il Tau. La Virtus? Non credo m’abbia mai fatto un’offerta quest’estate, forse c’è stata un po’ di speculazione».
L’italo-brasiliano oltre al passaporto italiano richiesto per una serie di intrecci familiari con radici a Bologna e Treviso è volato anche negli States da ragazzino, ma il basket lo gioca solo in Europa. «A 17 anni andai in America per seguire mio fratello che studiava là. Ero molto giovane e coniugai lo studio alla pallacanestro, ma se devo essere sincero non farei mai a cambio, voglio giocare in Europa, quella è stata solo una parentesi». Ora sul campo affronterà tante stelle come McIntyre, Dickau e Boykins. «Credo di poter essere al loro livello, senza voler dire di essere migliore o uguale a loro. Nella Liga ACB ho incontrato giocatori del calibro di Calderòn, Sanchez, Lakovic e tanti altri…».
Oggi a rafforzare le aspettative, sarà la volta della stella Nba Woods, atterrato ieri pomeriggio a Bologna mentre è questione di ore l’annuncio ufficiale dello swingman Jamont Gordon, rookie di ventuno anni ex Mississipi State (ottimo difensore) e del centro Earl Barron, ex Miami Heat (213 centimetri, longilineo ma dinamico già visto in Europa e Turchia).

Categoria: Basket
 

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