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Fisico statuario mani che sembrano racchette. Calzoni corti, scarpe da maratoneta, testa rasata. Questi è Chris Heinrich, il nuovo centro di 209 cm. per 120 kg. firmato dalla Trenkwalder. Ieri tappa a Reggio per sistemare le pratiche burocratiche con le visite mediche e la scelta dell’appartamento. Due giorni per fare conoscenza con la realtà dove andrà ad operare, trovare casa, passare dalle sede in via Martiri della Bettola, per incontrare i media poi il ritorno in Germania a Monaco di Baviera dove risiede. Heinrich è nato negli Usa 30 anni fa a Philadelphia (la stessa città di Kobe Bryant) da padre tedesco e madre americana. Per un giocatore nato nella Città dell’amore fraterno, il numero di maglia che andrà ad indossare durante la sua avventura reggiana, non poteva ch’essere il 6 in onore del Doctor Julius Erving. Come caratteristiche, di certo Heinrich non possiede il talento del predecessore ma in campo sa farsi rispettare. Non è un caso che un giocatore con simili caratteristiche non potesse avere come idolo quel Bill Laimbeer dei Bad Boys targati Detroit Pistons anni’80. Giocatore passato anche nello Spaghetti League a Brescia, ma che ha saputo costruirsi una carriera di grande efficacia Nba nella Motown di Isiah Thomas. A fare gli onori di casa il team-manager Gianluca Berti.
«Chris è pieno di motivazioni -ammette- agirà da cambio dei lunghi. Ha firmato un contratto di un anno dopo il via libera alle visite mediche».
Sposato da qualche mese, la moglie è in Germania e nel mese prossimo darà alla luce una bambina che prenderà il nome di Adisa.
«Dispongo del passaporto tedesco dato che mio padre è tedesco e i miei nonni si trasferirono negli Usa nel’29 durante la crisi economica. Non ho mai giocato con la Nazionale di Germania e durante i miei trascorsi ho giocato a Wurzburg (la città di Dirk Nowitzky stella dei Mavs); club che ha dovuto far fronte a problemi finanziari e che ha chiuso i battenti».
Sulle ragioni che lo hanno portato a scegliere Reggio, idee chiare.
«Conosco il coach e i suoi metodi di lavoro. Quando mi ha contattato non ho avuto dubbi ad accettare. Poi alcuni amici mi hanno detto di sfruttare l’opportunità di Reggio e da lì la scelta è stata semplice».
In partita come durante gli allenamenti usa sempre un atteggiamento duro, è questo il segreto del suo successo?
«Cerco di essere sempre me stesso sia che debba vedermela contro i compagni di squadra che con gli avversari. Sono un big guy».
Contro Infante ai tempi di Caserta volarono spintoni e gomitate.
«Sono cose che possono succedere. Anch’io ho subito più volte colpi violenti senza mai lamentarmi. Quella volta ebbe la peggio lui, ma purtroppo può capitare di farsi male. D’altra parte ci si trova a battagliare in uno spazio ristretto e questo può portare a contatti duri e violenti».
In campo quale posizione occupa?
«Quella che mi verrà richiesta. Sono a sua disposizione. Posso dare energia, lavoro duro, sporco e blocchi per i compagni».
Nella scorsa stagione iniziò con Pavia ma non la terminò, può spiegarne i motivi?
«Avevamo avuto un buon inizio poi ci siamo inceppati. La dirigenza voleva apportare alcuni cambiamenti nella chimica di squadra. Ricevetti un’offerta da un club iberico (Huelva) ma causa problemi di transfer e burocratici, di fatto non presi mai la strada della Spagna. Ho aspettato a lungo ma senza costrutto, chiudendo allenandomi con Casale».
Cosa si aspetta dalla nuova stagione?
«So che abbiamo una squadra di talento. Solitamente chi ha queste credenziali fa strada. Poi servono altre componenti ma partiremo con l’idea di giocare un campionato da protagonisti».

Categoria: Basket
 

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