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“ La squadra deve avere più convinzione di quello che fa – dice l’allenatore Francesco Guidolin – : sabato è partita forte: nel primo tempo, io ho visto una squadra molto aggressiva, corta, dinamica, che non ha mai fatto ripartire l’avversario; ci è mancato il gol, ma il lavoro prodotto è stato di sostanza e qualità in continuità. Però, siccome noi non siamo ancora guariti, nel momento in cui l’avversario ha fatto qualcosa di positivo, per sé stesso, noi abbiamo perso un po’ di fiducia in quello che stavamo facendo. Ma io dico che non possono essere un palo o un tiro da fuori a metterci in difficoltà dal punto di vista psicologico, perché è vero che un avversario, da una conclusione, può trarre entusiasmo, ma nello stesso tempo non possiamo neanche pensare che non debbano mai tirare in porta, ed era la prima volta che il Livorno si affacciava davanti alla nostra porta, o nella nostra metà campo. Se l’avversario prende un palo e poi il nostro portiere fa un miracolo, questo deve essere un segnale positivo di spinta, come quando un avversario calcia un rigore che poi viene parato. Invece noi non siamo capaci di girare pagina, o meglio ci pensiamo un po’ troppo, ci impauriamo. Lo scampato pericolo deve essere motivo di entusiasmo.”

Francesco Guidolin, lei aveva previsto che ci sarebbero state delle difficoltà sul suo cammino…
“Io sono consapevole e penso di avere una buona visione della realtà delle cose, per questo guardo con serenità al futuro: il bicchiere è mezzo pieno. Io non mi ero mai illuso che le cose si sistemassero dopo un mese o due: appena arrivato qui avevo intuito che il lavoro sarebbe stato lungo e che ci sarebbero state da sistemare alcune cose. Io non mi sono mai illuso, in questi due mesi, pur a fronte di alcuni risultati positivi e di alcune buone prestazioni, che avessimo risolto tutti i nostri problemi. La squadra deve avere più convinzione di quello che fa: questa è la cosa più importante. Sabato è partita forte, ma non per i classici cinque minuti iniziali prima che la gara cambi piega: per mezzora, nel primo tempo, io ho visto una squadra molto aggressiva, corta, dinamica, che non ha mai fatto ripartire l’avversario; ci è mancato il gol, ma il lavoro prodotto è stato di sostanza e qualità in continuità. Però, siccome noi non siamo ancora guariti – ma questo io lo sapevo, perché non è la prima volta che ci succede – nel momento in cui l’avversario ha fatto qualcosa di positivo, per sé stesso, noi abbiamo perso un po’ di fiducia in quello che stavamo facendo. Ma io dico che non possono essere un palo o un tiro da fuori a metterci in difficoltà dal punto di vista psicologico, perché è vero che un avversario, da una conclusione, può trarre entusiasmo, ma nello stesso tempo non possiamo neanche pensare che gli avversari non debbano mai tirare in porta. Ed era la prima volta che il Livorno si affacciava davanti alla nostra porta, o nella nostra metà campo. Io spero che i miei giocatori si fidino di più del lavoro che facciamo insieme, che si convincano delle cose che dico: per fare questo ci vuole del tempo, non si inventa nulla, un po’ alla volta, se saremo capaci di mettere tassello su tassello, questa mezzora diventerà un tempo, un tempo diventerà un’ora e soprattutto non ci disuniremo quando l’avversario ci metterà in difficoltà, perché c’è in campo anche l’avversario e non è scritto da nessuna parte che un avversario non debba fare il suo compito: l’avversario è lì per metterci in difficoltà.”

Quindi il problema principale è di natura psicologica?

“Sì, sicuramente, perché poi sembra che la squadra accusi stanchezza, invece non è così. La squadra deve rimanere tale anche nei momenti di difficoltà, ma dal momento in cui succede che l’avversario prende un palo, poi il nostro portiere fa un miracolo, questo deve essere un segnale positivo di spinta, come quando un avversario calcia un rigore che poi viene parato. Invece noi non siamo capaci di girare pagina, o meglio ci pensiamo un po’ troppo, ci impauriamo. Lo scampato pericolo deve essere motivo di entusiasmo, dobbiamo lavorare in questo senso. Se ci fossero i mesi del ritiro… come dicevo la settimana scorsa, avrei preferito giocare la partita con il Livorno tra due mesi, perché spero per quella data di aver convinto i miei giocatori ad essere sempre propositivi e saper vivere anche meglio il momento di affanno, perché capita in tutte le partite. Poi, indubbiamente, abbiamo trovato un avversario preparato, che ha preso entusiasmo, che ha giocato sulla nostra mancanza di entusiasmo e ci ha messo in difficoltà, poi noi abbiamo giocato una parte di secondo tempo con poco equilibrio tattico per cui abbiamo rischiato di perdere per generosità, invece era una partita che dovevamo gestire in maniera diversa. Così non avremmo corso tanti rischi e magari ci sarebbe capitata una palla sporca come contro l’Ascoli. Questa è la mia analisi, pur rimanendo in me la stessa serenità che avevo dopo la vittoria di Empoli, dopo la vittoria di Mantova, dopo il brutto primo tempo di Piacenza… Noi siamo un po’ così.”

Come ha giudicato il lavoro della coppia d’attacco?

“non è facile giocare in attacco con due giocatori che hanno più o meno le stesse caratteristiche fisiche, però ci proviamo, ci lavoriamo sopra ma, sicuramente dobbiamo migliorare, non solo sotto l’aspetto psicologico, bisogna migliorare certi movimenti, certe situazioni di gioco, senz’altro.”

Avendo dichiarato di non essere contento del lavoro delle seconde punte, pensa che questo sia il sistema di gioco giusto per il Parma?

“Se abbiamo il campo di allenamento a disposizione, perché capisco che andiamo incontro all’inverno e qui non è certo come quello della Sicilia, noi lavoreremo su tante situazioni, su tanti sistemi di gioco sia per quello che riguarda la difesa, il centrocampo e l’attacco. La mia ambizione è quella di avere una squadra che sia pronta a giocare in più modi, mi rendo conto che a campionato in corso non è semplice ma io credo molto nelle mie capacità di insegnante e mi piace pensare di riuscirci.”

Secondo lei quando si vedrà il vero Parma di Guidolin?

“In parte si è visto già, perché è la continuità che ci manca: quella della prima mezz’ora è la squadra che piace a me, però una partita è fatta da tre mezz’ore.”

Ha avuto difficoltà, in conseguenza alla carenza di centrocampisti?

“Io sono abituato a non lamentarmi e a fare con quello che ho a disposizione; del resto, se si lamenta l’allenatore del Parma sul piano dell’organico… non mi sembra serio. Ci sono delle cose che sto valutando e che sto osservando con attenzione e delle situazioni in cui magari, per la contingenza del momento, ti manca qualcosa, anche se sei abbastanza coperto in un reparto. Non bisogna lamentarsi, ma bisogna lavorare con chi è presente.”

Lei ha già avuto Parravvicini al Palermo, ma ora sembra non fare affidamento su di lui…

“Io l’ho allenato per un po’ di mesi a Palermo, poi non aveva molto spazio con noi, o meglio, all’inizio sì, poi ha giocato regolarmente in Coppa UEFA, facendo anche buone prestazioni, poi a lui interessava giocare di più, avere più spazi, allora le strade si sono divise. Qui, non so che problemi ci siano, sicuramente è un giocatore che può far bene, ha le qualità ed è un bravo ragazzo, però mi sembra un pochino spento, ed allora prendo altre decisioni, faccio altre scelte. Magari da qualche altra parte dimostrerà quello che è capace di fare, quello per cui si è fatto apprezzare, tanto che è stato in squadre importanti.”

Dopo il cambio, Lucarelli è andato direttamente negli spogliatoi?

“Io, francamente non me ne ero neanche accorto. L’importante è che ci sia lo scambio di consegne tra chi entra e chi esce, perché siamo tutti della stessa famiglia. A volte mi dimentico anche io di dare la mano, perché al momento del cambio, magari sto dando indicazioni in campo ed il giocatore mi passa dietro, non accorgendomene. Comunque, Cristiano dopo la doccia è tornato in panchina.”

Cosa si aspetta venerdì a Salerno?

“E’ una partita difficile, perché la Salernitana ha grosse ambizioni, ora è in un momento difficile ma il campo di Salerno è un campo complicato in quanto la gente si fa sentire, così mi ricordo quando incontrai questa squadra in A, lo stadio era una bella bolgia. Come sempre sarà una partita difficile, complicata, da affrontare con determinazione e coraggio.”

Dall’infermeria che notizie arrivano?

“Ho l’impressione, da quello che ho sentito oggi, che venerdì non avremo ne Pisanu ne Troest, però se dovessero cambiare le cose, ve lo faremo sapere. Non è un tentativo di deviare

Categoria: Basket
 

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