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Alla Virtus non serve un poeta, serve Poeta. A dire la verità, per raccontare la pessima stagione appena terminata forse servirebbe un Leopardi o un Foscolo, ma per la prossima, che speriamo dia meno spunti a cantori di siffatto livello, serve un playmaker e Peppe Poeta è l’ideale. Tra gli italiani è dura trovarne dei più forti e l’attaccamento che ha dimostrato in questi anni gli è valso l’amore incondizionato dei tifosi. Non sarà Caglieris, non sarà Brunamonti, non sarà Rigadeau, ma chi ha la V nera nel cuore ha anche lui, come, a suo tempo, ebbe Di Bella: un giocatore con più gamba e meno tiro, ma di valore simile. Ha già detto a chiare lettere che si sente il capitano di questa Virtus, più ancora che un semplice giocatore della stessa e quando, un anno fa, ha accettato di ridursi l’ingaggio pur di continuare a vestire la canotta bianconera, l’ha fatto come scelta di vita. Presto si incontrerà con il neo Presidente Villalta, che è stato un perno della Nazionale, con la quale ha vinto tanto, e che sarà ben lieto di poter contare su un giocatore nato nel nostro Paese, capace di essere la guida per gli stranieri. Del resto la scuola di Porelli era questa: gli americani, o gli slavi, si dovevano adattare al nucleo storico, composto, appunto, da Renato, Bonamico e compagnia. Tra parentesi se si conferma Poeta sarebbe una follia non confermare Gigli: un asse play-pivot di alto livello. Chiaro che può funzionare al meglio se condita da stranieri di qualità, ma, soprattutto, vogliosi di fare bene e pronti a dare l’anima nel nostro campionato. Se questi non vengono sbagliati, se rimangono Peppe e Angelo e se c’è l’equilibrio dirigenziale di Villalta, su questo, peraltro, nessun dubbio, la brutta stagione 2012-2013 diverrà presto un ricordo.

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Categoria: Basket, Sport
 

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