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Di tutto si poteva sentire l’esigenza, tranne che del ritorno di Gilberto Sacrati. Proprio lui, proprio chi ha affondato la Fortitudo con 3 retrocessioni (una sul campo e due per inadempienze economiche), proprio chi, non si capisce proprio perché, continua ad avere in mano una società e, soprattutto, un codice Fip grazie al quale poter ancora dire “la Fortitudo sono io”. C’è davvero di che essere contenti della civilità dei bolognesi, perché se il signor Sacrati avesse osato fare la metà di quello che ha fatto in altri posti, probabilmente qualcuno sotto casa l’avrebbe trovato, ogni giorno, a ricordargli con le buone o con le cattive che sarebbe meglio farsi da parte. Invece, per fortuna, la civiltà dei bolognesi è proverbiale, e quindi davanti alle sue sparate (nuove ma al tempo stesso vecchie) è più facile sorridere che arrabbiarsi. Ieri, in una conferenza stampa a due voci con l’avvocato Caterino che attualmente lo rappresenta, non solo il patron della vecchia F scudata non si è tirato indietro ma ha rilanciato: io ho salvato la Fortitudo, la Fortitudo sono io, il prossimo anno farò la squadra, per il Paladozza andrò direttamente al Tar, e via dicendo. Parafrasando il celebre film “Blade runner”, si può davvero dire che dal signor Sacrati abbiamo sentito cose che gli umani non hanno mai ascoltato da chiunque altro. Se poi, com’è puntualmente accaduto, la perla finale è addirittura il riesumare l’ipotesi del Parco delle Stelle, allora siamo davvero all’avanspettacolo. Peccato che in ballo ci sia la storia sportiva della città, ed una tifoseria senza eguali, stanca di essere puntualmente presa per i fondelli da un personaggio che dovrebbe solo avere la decenza di farsi da parte. Una volta per tutte.

Categoria: Basket
 

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