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Il FANTASMA del palcoscenico. Sarebbe stata, per lui, una domenica speciale. E una partita speciale. Già, sarebbe stata. Se lui, il fantasma del palcoscenico, non si fosse infortunato gravemente in precampionato. Il ginocchio della gamba sinistra ha fatto crack di nuovo, come un paio di anni fa, e il suo campionato con la maglia della Fastweb Casale Monferrato è finito ancor prima di inziare con un verdetto crudele: rottura del crociato della gamba sinistra. Così Andrea Ghiacci il nostro fantasma del palcoscenico, è tornato in sala operatoria e ora sta iniziando la rieducazione. Proprio ieri l’ennesima visita dal professor Rocchi, che lo ha operato in entrambi i casi, gli ha dato fiducia e speranza: «Sta andando tutto bene – sussurra Andrea speranzoso – molto meglio del previsto. Rispetto all’altro infortunio sento meno dolore e sono fiducioso: c’è addirittura la possibilità di tornare in campo a febbraio. Lavorare tutti i giorni senza poter giocare è durissima, credetemi…».
Domenica così Andrea Ghiacci, che in questi mesi è rimasto a Reggio ospitato dai suoi genitori (Andrea ha una casa tutta sua ma è affittata nientemeno che ad Alvin Young…), vivrà la partita dalla tribuna. E farà un tifo sfrenato per Casale.
«Guardate, per noi – dice Andrea senza remore, come sua consuetudine – quella di domenica è una partita importantissima. Fino ad ora in trasferta abbiamo giocato male e vogliamo reagire. Ma, oltre a questo, c’è da dire che dopo il match di Reggio, avremo due partite interne: se riuscissimo a vincere qui potremmo davvero fare il salto di qualità e cambiare marcia. Su questa partita, insomma, potrebbe girare tutta la stagione. Capito perché la sentiamo così tanto?»
Beh, sa, anche a Reggio hanno problemi più o meno simili…
«Eh, lo so: vivo qui, un po’ la seguo, la Trenkwalder. Tanto che…».
Tanto che…?
«Tanto che qualche spiata – ride Ghiacci -, al mio allenatore Crespi gliel’ho fatta».
Ah complimenti, bell’amico. E che spiata ha fatto?
«No, questo non si dice. Sono cose tra di noi. Segretissime».
Parliamo allora di Reggio: correva l’anno 2000 e Andrea Ghiacci, a soli 19 anni, era in prima squadra. Pochi allenamenti e poi il divorzio: come mai?
«Diciamo che ero piccolo. Certe cose non le avevo capite. Ho preferito andare via e costruirmi una carriera da un’altra parte».
Alla base di quel divorzio ci furono incomprensioni con Marcelletti. Poi con lui si è creato un rapporto di amore e odio…
«Sì, lo ripeto: ero troppo piccolo quando ci incrociammo la prima volta. Lo ammetto: all’inizio c’era un po’ di odio. Certe cose non le capivo e non le sopportavo: non ci eravamo presi bene. Poi, in seguito, ho cambiato idea ed è scoppiato l’amore».
Come mai?
«Beh, ho compreso che Franco fa così con tutti i giovani e riesce a farli crescere. Con lui mi sento un po’ in colpa perché se non mi fossi fatto male quando ero a Caserta, probabilmente avremmo vinto il campionato. Se lo meritava, quel trionfo. Lui è l’allenatore perfetto per Caserta. Fossi un dirigente della Pepsi gli avrei fatto un contratto a vita».
Il campionato con Caserta lei lo ha vinto l’anno dopo poi è tornato in LegaDue: come mai?
«Sono sincero: io ero sicuro di restare e giocare in serie A. Invece Caserta ha fatto altre scelte e ha smembrato un gruppo fantastico. In pratica sono rimasti solo Frosini e Larranaga. A me è dispiaciuto moltissimo: sarebbe stato fantastico disputare la serie A con la squadra dell’anno scorso e con i dovuti rinforzi come ha avuto il coraggio di fare Ferrara. Rispetto le scelte di tutti, ma mi dispiace tanto perché si era creato un gruppo spettacolare».
Possibile che lei non abbia avuto altre offerte dalla serie A?
«No, offerte ne avevo. Il problema è che in questo basket non esistono quasi più squadre che hanno dei progetti. Ho aspettato un po’ per vedere se saltava fuori qualcosa di interessante poi ho detto sì a Casale Monferrato perché sapevo che è una società molto seria e che ha grandi ambizioni. La vedevo come una delle favorite già l’anno scorso per cui ho deciso che quella era la destinazione giusta per me. E a distanza di qualche mese, considerando anche l’infortunio, posso dire che sono felicissimo di questa scelta».
In questi anni in un paio di occasioni la Pallacanestro Reggiana ha sondato il terreno per farla a tornare a casa, poi non se n’è mai fatto nulla: perché?
«Perché, probabilmente, da parte loro non c’era una volontà decisa e forte di riportarmi qui. Anche quest’anno c’è stata una telefonata e poco più. Sapete cosa mi è dispiaciuto?»
Che cosa?
«Leggere sui giornali che Ghiacci interessava a Reggio mentre sapevo che non era vero. A me tutto questo ha dato fastidio. Ho quasi l’impressione che a Reggio pensino che io debba tornare solo perché vivo qui. Sono 8 anni che giro per l’Italia e non credo di dover tornare a tutti i costi. Certo: mi piacerebbe giocare in biancorosso e ne sarei orgoglioso, ma si devono creare le giuste condizioni. Altrimenti, pazienza: me ne farò una ragione»
Che partita sarà quella di domenica?
«Una partita dura, con due squadre molto forti. La Trenkwalder è decisamente competitiva negli esterni e segue le filosofie di Marcelletti per cui è molto difficile giocarci contro».
E Casale Monferrato?
«E’ forte, anche senza di me. Pensate che ci sono due giocatori come Farrington e Mathis che partono dalla panchina, fate un po’ i vostri conti. E poi domenica scorsa abbiamo giocato molto bene e se ci ripetiamo, abbiamo molte possibilità di spuntarla».
Quando pagherebbe per essere in campo, domenica?
«Tanto, ma pagherei per giocare sempre, non solo domenica…»

Categoria: Calcio
 

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