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Chiudere con il record societario di palle perse, con dato finale che dice 31 (60 totali, roba da comica) di cui 15 della premiata ditta dirigenziale Huertas-Gordon, ma riuscire comunque a vincere grazie alla buona lena difensiva, se vogliamo dirla così (a meno di non puntualizzare che Ferrara, da zanzara invernale, non riesce proprio a pungere), e ad uno Strawberry che a tratti pare essere l’unico giocatore di basket in un contesto di palla al cesto. Va bene così, scoprendo quanto Sakota rimpianga Davide Lamma e debba affidarsi alla mano tremula di chi c’è, segando le rotazioni pur in un giorno in cui di gente ce n’era – senza comunque il capitano e Bagaric – e vedendo l’affaire Dikoudis ormai svanito. I due punti come unica cosa buona, quindi, in attesa che qualcosa inizi a muoversi. Se non altro, tre vittorie di fila al Paladozza: l’anno scorso non era mai successo.

La bellezza di questa partita, in fondo, dipende da come considerate una palla persa: se un errore dell’attacco o se, altrimenti, un gol della difesa. In ogni caso, qui c’è di che divertirsi, con le due squadre a far disastri (o clamori dietro, a seconda del vostro grado di feticismo) e a ringraziare quando l’azione viene chiusa con un tiro, uno qualsiasi. Gordon parte con tre telefonate che lo portano all’immediata panca, Huertas gli va dietro, e la F fatica ad andare al punto al minuto pur potendo partire spesso e volentieri in contropiedi. Abortiti, sempre. Ferrara? Si adegua, cercando di dar palla sotto ad ogni azione, contribuendo ad aumentare il traffico telefonico e spiegando, così, un primo quarto da 14-10, sbloccato soprattutto da 2 cesti di Slokar e dalle fin troppe iniziative di Strawberry.

La confusione regna sovrana, anche perché probabilmente sul parquet è stata diffusa la Cera Liù, un tappeto di luce sei tu, con pattinate da chiedersi come mai non ci fosse la locandina di Holiday on Ice fuori dal Palasport. Totalmente priva di una regia, la F deve affidarsi solo alle azioni personali, di Strawberry prima e Mancinelli poi, per muovere un po’ il tabellone, mentre Ferrara, Ebi a parte, non fa poi tanto meglio. E, mentre il computo delle perse viaggia più veloce di quelli dei punti segnati, bastano due gol consecutivi di Mancinelli, come era stato per Slokar nel primo quarto, per mettere un po’ di spazio tra le due lentissime truppe. E 29-22 di fine primo tempo, anche se il dato più curioso è quello, guarda un po’, delle perse: Ferrara vince 18-16, per intenderci.

Non che le cose migliorino poi tanto, in un terzo quarto dove se non altro Fragolone decide di far da par suo, risolvendo svariate situazioni mentre la platea ogni tanto borbotta: quella bolognese, perché quando Ferrara rientra 38-34 tutti, tranne Sakota, chiederebbero timeout. E quella ferrarese, che chiede la fuoriuscita testicolare da parte dei propri giocatori, capendo che contro questa F, in fondo, servirebbe solo un po’ di testa in più. Dimenticando qualsiasi rotazione pur avendone 10 effettivi, e lasciando fare al solo Strawberry, se non altro, si chiude 49-35. Troppa grazia.

Se proprio in regia non riesce, almeno Huertas è in giornata di tiro, riuscendo con 7 filati a mantenere i 14 di scarto anche quando Ferrara, più con la disperazione che altro, era riuscita a trovar qualche punto in più. Si tocca il 61-45 con due liberi di un comunque spentissimo Gordon, e si regge quando Collins spara le ultime cartucce. La gente canta, per ora la vittoria va bene, qualche buona cosa difensiva, ma solo questo.

Categoria: Basket
 

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