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Un play e sei lunghi. Cioè un regista mal ispirato, Huertas, e sei torri a cui smistare i palloni, Cittadini, Slokar, Bagaric, Fucka, Achara e il neo arrivato Lazaros Papadopoulos. A breve il responso più onorevole sulla scialuppa, quello di domenica nel derby numero 102, che si gioca senza odore ne gusto per la Fortitudo, arriva e basta, quasi come tutti gli altri match vissuti finora in condizioni estreme, senza le ali della fiducia e della serenità a traghettare in porto prima il morale che la partita. Nel caso dell’Aquila la situazione è davvero complessa, per non dire critica, malsana, proprio quando i risultati, con 4 vinte e 4 perse, non sono eccelsi ma nemmeno così cattivi con le povere rotazioni delle prime 7 giornate. Ciò che allarma è assistere all’apatia di una squadra giovane, che dovrebbe scalpitare di entusiasmo e finisce per crogiolarsi nei problemi di «testa» invece di emulare la reattività degli ultimi arrivati Strawberry e Fucka che non a caso, punti o no, sono amatissimi per il loro carisma sul campo. Invece si cerca anche di capire il perché Huertas sia nervoso, o Gordon non riesca a esprimersi sul campo come in allenamento. Ma non scordiamoci che i due giovani quando si sono impegnati contro Treviso qualcosa hanno fatto vedere insieme, e lì ce n’era sì di pressione, dopo i due schiaffi di Siena e Biella. Dunque angosce mentali molto relative, soprattutto a 20 anni. Mancinelli fra l’altro, non è mai stato sotto accusa, Huertas non è un campione di costanza ma ci ha sempre messo il 100% anche nelle partite no. Allora cosa non va? Troppe individualità, che sole non agguantano la vittoria, e che in coppia possono quantomeno spuntarla. Vedi Rieti, battuta nel finale grazie ai 30 punti di Woods con la collaborazione di Mancinelli e Gordon. Posto che c’è da lavorare su i vari reparti, primo la regia, nettamente fuori ritmo rispetto alle velocità di due talenti come Qyntel e Dj, il dramma vero è quasi esistenziale: la Fortitudo non è mai riuscita a vincere una partita vera, comandandola, tranne a Udine. Le altre, strappate sul filo di lana (Rieti, Treviso, Ferrara) hanno impedito la crescita di una nuova consapevolezza di squadra e il lunedì, in allenamento, era già punto e a capo con i soliti problemi e gli acciacchini, per alcuni botte serie, per altri dolorucci sostenibili. Questa è la situazione affidata a Sakota che fatica a gestire in spogliatoio ciò che il suo play non gestisce sul campo.

Categoria: Calcio
 

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