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Vergognatevi per lo schifo del derby, verga la Fossa, ma lo striscione andrebbe riaggiornato, o semplicemente tradotto per tutti i giocatori. E l’andate a lavorare finale, con boato di fischi che non salva nessuno, saluta la prima di un inerme Pancotto, assieme ad una Final Eight che, di nuovo, verrà vista in televisione. La squadra però è quella che è, con Strawberry a giocare da solo più per necessità che non per voglia, con un Papadopoulos anche troppo condizionante, nella continua ricerca di rifornimenti che snaturano, forse, compagni più avvezzi alla corsa, e con troppa gente che vaga per il campo senza una reale idea di cosa fare. E adesso, con due trasferte davanti, più che la parte alta della classifica è quella dietro che andrà controllata. Con l’ennesima stagione che rischia di andare a rotoli.

L’aria nuova pancottiana si scontra con una struttura che quella è e quella rimane, fatta di attacchi che ogni tanto vanno bene, anche se Huertas si trova a fare il ricevitore e non il quarterback, e di difesa dove è già tanto se ad ogni azione due biancoblu non vanno a cozzare tra loro, nel mezzo di aiuti tardivi e raddoppi illogici. Ci sguazza Best, ci sguazza Cinciarini, mentre davanti la F va molto in area, trovando però appoggi poco felici in Papadopoulos. Si viaggia di faticosa parità, prima che una sciocchezza offensiva di Gordon porti, con successivo fallo, Cinciarini a firmare il 18-24 di fine primo quarto.

Aperta però la diga, l’onda ha terreno facile ove straripare e, complice l’inesistenza difensiva di tutta Bologna, basta il solo Warren a far +13. Semplicemente, in campo si vede la differenza tra chi sa giocare a pallacanestro e chi sembra ancora all’Abc, sia davanti che dietro: l’unico Huertas prova a muovere il tabellone, ma quando si sblocca anche Diener la notte diventa ancora più nera, con un 30-49 che solo parzialmente viene aggiornato, mentre la platea fischia, sul 35-51 finale.

Qualcosa Pancotto lo avrà fatto volare, cultura o non cultura, negli spogliatoi, e al ritorno in campo, almeno dietro, un po’ di grinta in più la si vede. E davanti, per forza di cose, i risultati si vedono, con Strawberry a far 44-53 nell’esaltazione collettiva. Markovski gira i quintetti in modi che conosce solo lui, regalando alla F anche minuti di un inutile Nardi e tanta panca per chi lo stava portando in gloria, e la fortuna lo aiuta: prima con due cesti di Tusek a fermare il momentaccio offensivo avellinese, poi con due immonde culate di Porta, che tra tabellate ed arrampicamenti vari fa 6 punti con i due tiri finali, e 56-69 che vanifica il tanto lavoro sporco bolognese.

E lo sforzo si paga: la difesa continua a far anche più del previsto, tenendo per quasi 6’ Avellino senza cesti dal campo, ma davanti è ormai una sfida tra Strawberry e il mondo intero, anche perché attorno non è che ci siano mani di fata. Si riesce a rientrare fino al 65-73, ma una stoppata di Crosariol con successivo cesto chiudono la fazenda, lasciando alla Fortitudo solo i cocci di una stagione che ora, davvero, necessita di tanti santi in paradiso.

Categoria: Calcio
 

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