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Gli uno contro uno immarcabili, la potenza, le stoppate decisive di Strawberry e Gordon, i 20 punti, uno più importante dell’altro, di Mancineiii che porta a scuola di post basso Hall, i centimetri di Papadopoulos e degli altri lunghi: un marziano atterrato al Forum, non avrebbe avuto dubbi: quelli forti sono i blu, la Fortitudo. Persino senza Lamma, Woods, Baga-ic, Cittadini. Più talentuosi, più potenti, più alti in ogni ruolo dei biancorossi, quelli del’Armani, che danno spesso l’impressione di aggrapparsi alla partita, senza mollarla mai. Talento. Ma parlare di talento non piace a Cesare Pancotto, primo successo in campionato sulla panchina della Fortitudo: «Io contraddico il concetto di talento, di squadra “forte”: mi interessa che la mia giochi bene, che sia più forte ma mentalmente. Essere a Bologna vuoi dire sentirsi sempre sotto pressione, sta a noi fare sì che non sia un macigno che ci condiziona ma l’energia e la benzina che ci permetta di elevare il nostro gioco. La chiave della vittoria è stata la nostra tenuta mentale, senza alibi per le assenze: abbiamo iniziato un percorso positivo ma non mi illudo e non voglio illudere». Su e giù. Sarà, ma la Fortitudo è più potente e più alta di Milano in tutti i ruoli e segna 14 dei primi 20 punti in area. La gara è un divertente su e giù: va via Milano grazie all’impatto di Mordente (10 punti nel 2° quarto, 33-26), recupera Bologna con un 11-3 di Gordon e Strawberry, quando si abbassa con Mancinelli ala forte. Allunga la Gmac con Mancio (51-58) ma è nuda sulle palle perse di Huertas (5 alla fine) che permettono a Vitali di firmare un 11-2 con due triple (70-66). Poi nuovo 9-0 del Mancio, e altre due triple, di Hall e Thomas, per il 76-75 milanese. Strawberry pareggia (ma chiude con 5/12 dalla lunetta) e a 7″ dalla fine, Gordon perde una palla da pollo, un problema come alcune difese ingenue sui tiratori: Bulleri va in contropiede ma viene stoppato, da Strawberry, per il supplementare. Nel quale, Gordon, al 44′, mette la tripla del 81-83. L’attaco di Milano è solo Hawkins, nel bene e nel male degli ultimi 10″ quando forza due entrate sul -2: sfondamento e palla persa. Banalizzando, Milano è davanti quando tira almeno col 40% da tre, se no subisce. Ha pochi penetratori e, se la difesa non si muove ed è voluminosa e atletica come quella della Fortitudo, tirare in area è un problema. «Abbiamo fatto fatica a prendere il ritmo — dice Bucchi —, avevamo meno fame di Bologna. Il risultato è che siamo stati spesso in ritardo». Non dice che sotto canestro la sua squadra ha mostrato limiti enormi. La Fortitudo ha davvero tutto per diventare una grande squadra. Più di Milano.

Categoria: Calcio
 

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