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Alla vigilia della partita che potrebbe decretarne il superamento del turno in Eurocup, la Fortitudo non ha tempo per piangersi addosso. Il nuovo coach Cesare Pancotto nella sua gestione ha una vittoria e tre sconfitte, quindi l’inversione di tendenza palesata a Milano, è stata tale solo dal punto di vista dell’atteggiamento, della voglia di non farsi soffocare (tranne a Pesaro) ma non da quello dei risultati. E tuttavia è bene dimenticare la gara con Cantù, l’esclusione dalle Final Eight di Coppa Italia, il tiro libero sbagliato da Jamont Gordon o i 54 punti subiti nel primo tempo dalla NGC per pensare a battere domani Artland e salvare la prima parte della stagione. E’ bene chiarirlo: una sconfitta con i tedeschi con eliminazione incorporata, abbinata a quanto successo finora, nella scala dei fallimenti sarebbe solo un gradino al di sotto della catastrofe.

BUONO – Qualcosa di buono la partita con Cantù l’ha mostrato e a questo qualcosa Pancotto si è aggrappato nelle lunghe ore che ne hanno accompagnato una notte insonne: la difesa dell’ultimo quarto dice, messa con le spalle al muro, la Fortitudo può difendere e che Kieron Achara è un centro che riesce ad essere efficace sul pick and roll anche molto lontano dal canestro, situazione in cui è invece carente Papadopoulos. Poi Qyntel Woods ha recuperato e prodotto 15 punti in 24 minuti con il 67% al tiro, numeri importanti che lo incoronano prima opzione offensiva della squadra, una gerarchla che tutti faranno bene a riconoscere in fretta, a cominciare dall’ottimo Strawberry (che continua a tirare troppo da fuori, ora è 6/24 da tre, 2/16 nelle ultime tre). Il ritorno di Woods ha ampliato la rotazione dell’Aquila e alzato il potenziale offensivo. In fondo sabato sono stati segnati 87 punti, 14 in più della media stagionale, e cinque giocatori sono andati in doppia cifra.

NON BUONO – Ma ci sono ancora tanti, troppi difetti da eliminare. La continuità di rendimento è uno. L’inconsistenza difensiva dei primi venti minuti è stata angosciante. Quando la partita è diventata una battaglia punto a punto, le scelte offensive sono state pessime. Come Sakota anche Pancotto dà la sensazione di fidarsi più di Jamont Gordon in regia che di Marcelo Huertas. Il brasiliano, che era stato il migliore nel primo tempo, ha finito la gara in panchina mentre Gordon si preoccupava di fare e disfare la propria partita, la squadra, il risultato. La sua prova sabato è stata incredibilmente difficile da valutare. Con due triple ha impedito a Cantù di andarsene troppo presto, il suo quarto fallo è stato un suicidio tattico, ha preso sei rimbalzi e recuperato quattro palloni, ma i due errori dalla lunetta nel quarto periodo hanno determinato la sconfitta ed è un fatto che le due triple risolutive Sundiata Gaines le abbia messe quando era marcato da lui. Infine la sua è stata la valutazione più alta della squadra. Un’altalena incomprensibile.

BILANCIO – A questo punto, dopo 13 gare di campionato e quattro di Eurocup, qualcosa di sicuro di questa Fortitudo la sappiamo. Ovvero che non difende se non è disperatamente chiamata a farlo, che Huertas non è il playmaker che si sperava fosse, che l’assenza di Davide Lamma è paurosamente pesante e infine che Malaventura continua a giocare partite troppo timide in attacco per giustificarne l’impiego recente, frutto delle situazioni contingenti (infortuni, falli) più che di convinzione. Ma intanto la classifica piange, la zona retrocessione ormai avvolge la squadra e domenica a Caserta si dovrà fare la guerra contro due ex avvelenati come Fabrizio Frates in panchina e Horace Jenkins in campo. Meglio pensare ad Artland.

Categoria: Calcio
 

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