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Non sarà una di quelle vittorie di cui far festa per il gioco visto, specie considerando che ancora manca peso sotto canestro e una regia che sia affidabile per i 40’, ma visto e considerato che vincere al Paladozza sembra ormai diventato più difficile che mai, allora prendere e portarsi a casa una vittoria fatta di un ultimo quarto ottimo (27-13 il parziale) a mondar gli errori di 30’ di troppa altalena è grasso che cola. Ma la Fortitudo di oggi è questa, tanto Woods a far da unico faro offensivo ad un gruppo ancora indietro, forse troppo tenero in svariati soggetti, e che attende la finestra di mercato come autentica manna dal cielo. Così è, se vi pare, con tante cose ancora da mettere a posto e la certezza che, ancora per un mese, le cose andranno così.

Salutato quasi come fosse un giocatore il ritorno di Michele Forino nella postazione di speaker dopo le alterne fortune di chi provò gli onori e gli oneri del ruolo nell’infausta rullata di due settimane fa, e applaudito a lungo il ricordo nel sesto anniversario della morte di Micio Blasi, dopo i fischi alla stampa e a Cicoria si parte con Lamma e Gordon in quintetto e Woods a tirare sempre. Prima senza costrutto, poi collaborando nell’aggirare la zona provata da Lardo, probabilmente figlia di quella che, Finelli docet, intasò fino allo strozzare la F di domenica scorsa. A spizzichi e bocconi, però, Rieti va meglio, trovando punti tra gli esterni Green e Campbell, e arginando facilmente una Bologna che, Legni a parte, non ha gran sbuzzo e inventiva. Qualche pallone finisce in parterre, qualche altro negli scivolamenti dei giocatori, e primo quarto che dice 17-18.

Completamente afona una volta tolto Woods dal campo, la Fortitudo si impantana davanti, condede di tutto dietro (Prato jordaneggia di fronte a Malaventura, sotto canestro c’è speranza un po’ per tutti) e per forza di cose annega fino al 19-27, in un Paladozza più che impietrito, se vogliamo, rassegnato. Achara ci prova, a dar una spalla offensiva al numero 16, ma dagli esterni arrivano solo pietre, la regia ricorda quella tremula di Blair Witch Project, e si deve ringraziare qualche libero sprecato da Rieti se, alla fine, si dice 31-38 e non peggio, malgrado Sakota provi anche il quintetto bassissimo per dare un po’ di verve al suo spuntatissimo attacco.

Se proprio davanti si viaggia a fari spenti, qualcosa migliora dietro, dove la notizia è che qualche penetrazione viene tenuta, con Rieti che rallenta e concede il rientro, piano piano, di una Fortitudo che è tanto Woods prima e tanto Gordon poi. Sboccia un estemporaneo pareggio, a quota 43, ma la coperta, come si suol dire, è corta: quando si segna davanti, si apre la finestra dietro, con Sklavos a ringraziare, incassare e rilanciare Rieti. In un amen, tutto il buono fatto nei primi 5’ del quarto evapora, con il magic moment di Gordon che si pianta, lasciando spazio per il nuovo allungo del Terminillo. 46-54 al 30’.

Dato che peggio di così potrebbero solo iniziare a sbocciare gli autocanestri, la F prova allora a ricordarsi come si gioca a pallacanestro, o almeno ci prova. Pur sprecando molto, dalle triple di esordio quarto firmate Lamma e Woods arriva la convinzione che il mostro non è poi così tanto brutto, e che la scimmia si può scalzare dalla propria schiena. Un po’ di Qyntello, un po’ di Mancinelli, e mentre Rieti perde i pezzi per i falli, restando aggrappata al solo Prato, arriva prima il sorpasso e poi un minimo sindacale difensivo che permette, clamoroso, di girare un’inerzia che sembrava diabolica e mettere tutto a posto. A 3”40 dalla fine Woods schiaccia il 60-59, c’è poi un antisportivo contro Gordon che Rieti non monetizza, e ancora Qyntel a chiuderla con le sue falcate in avvicinamento. Tutto bene quel che finisce bene, per ora.

Categoria: Calcio
 

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