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La battaglia per il marchio Fortitudo non conosce tregua. Si tratta, è bene ricordarlo, di un fattore del tutto fondamentale: vincere la guerra legata alla storica F scudata non è di certo una questione di lana caprina ma un passaggio assolutamente cruciale per le parti in causa, non solo per una questione di legittimazione, ma anche per motivi economici. La Sogema, società di Gilberto Sacrati che aveva ricevuto il marchio dalla casa madre S.G. Fortitudo con regolare contratto (salvo poi non pagarlo), è in liquidazione da anni, e nel proprio bilancio, per far quadrare un minimo i conti, valuta il marchio addirittura più di due milioni di euro. Ciò significa che, se perdesse la causa, ben difficilmente riuscirebbe ad andare avanti, cadendo in grave difficoltà. Per questo ci sono non uno ma addirittura due procedimenti in corso, entrambi riguardanti il suddetto contratto decennale di concessione di tale marchio dalla Casa Madre alla Sogema: il primo, in ordine temporale, è stato promosso dalla S.G. per inadempienza economica di Sacrati, e mira quindi a rendere nullo tale contratto, il secondo è stato invece presentato dalla stessa Sogema che ha a sua volta citato la S.G. (ma pure la neonata Fortitudo di Giulio Romagnoli, la Effe Biancoblu) per aver usato illecitamente il marchio alla presentazione del 30 giugno, chiedendo 200mila euro di risarcimento e l’inibizione per tutte le altre parti – compresa la Casa Madre – a usare il marchio. Questa causa, per la quale è stato chiesto il procedimento d’urgenza, si discuterà il 30 agosto davanti al giudice Atzori. Come sempre, in questi casi, è difficile prevedere come andrà a finire, ma pare sinceramente difficile che alla S.G. Fortitudo, che creò la società ed il marchio stesso esattamente 110 anni fa, possa venirne negato l’utilizzo.

Categoria: Calcio
 

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