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La voglia di riavvicinarsi alla squadra c’era anche, con i presenti che hanno anche provato a far coro nel miglior momento di questa Fortitudo, ma la febbre è ancora alta, altissima: questo il responso della partita-sciopero, che vede Bologna collassare all’ultima curva dopo aver toccato anche il +6 nell’ultimo quarto. La Fossa sta fuori, transenna la curva e chiede alla gente di capire, o al massimo di tenere lo spicchio deserto: così avviene, mentre chi c’è fischia all’infinito un inguardabile Woods e regala sostegno solo a chi cerca veramente di provarci. Non è abbastanza, però, perché non basta lo sciopero per smuovere le coscienze dei giocatori, alcuni scarsi alcuni altamente disinteressati, e Teramo – che nulla aveva da chiedere a questa partita – che vince senza nemmeno far tanta fatica. La notte è lunga, e ora si rischia davvero di retrocedere, poco altro da dire.

Certo è che i giocatori ben poco fanno per convincere la gente della propria buona volontà: Mancinelli si stampa contro le transenne alla prima palla vagante, sbucciando applausi dagli astanti, ma il resto è psicodramma fin dalle prime azioni, quando le difese miste teramane mandano in tilt la Fortitudo e, dall’altra parte, Brown massacra un impalato Papadopoulos. Da un vano 5-4 si passa immediatamente 7-20, mentre la gente sbertuccia Woods e il solo Mancinelli resta a mostrare l’orgoglio del tempo che fu. Teramo va di accademia, con Piazza a far da mosca cocchiera di fronte a Gordon, e 14-25 di fine quarto con il baby Marzoli a sbagliare la tripla del doppiaggio.

Messa alle strette, Bologna prova con gli operai quello che le prime firme non riescono a fare, e almeno in difesa qualcosa cambia, anche perché le seconde linee teramane non riescono a tenere lo stesso ritmo iniziale. Mentre l’ambiente si scalda, un po’ perché chi è in campo prova a giocare davvero, e non a far finta, un po’ per alcune fischiate cervellotiche, la F si aggrappa ad un Fucka old style: prima arrivano i 5 punti del 28-31, poi l’ispirazione per il pareggio, che arriva al 17’ a quota 33 sfruttando anche un antisportivo zifolato contro Capobianco. Arriva il sorpasso sul 35-34, anche il primo coro per la squadra, roba che quasi porta sfiga, con immediato 0-5 ospite, ma almeno si limitano i danni, con Piazza a far 41-43 al 20’.

Si riprova Qyntello, ma oggi non ci siamo: ne approfitta Teramo che, pur di fronte ad una Fortitudo con ben altro spirito difensivo, riesce con tripla di Carroll a tornare 44-50. Bologna non ha più la stessa potenza offensiva del secondo quarto, vive solo di sporadiche triple (e questa è già una novità), mentre Papadopoulos e Jaacks sportellano felici e chiudono il terzo quarto 52-55.

Sembrerebbe che alla fine ci possa stare anche il lieto fine, con il principe che bacia la principessa e questa si sveglia dal sonno felice e contenta. Della principessa, però, si sente solo l’alito fetido: ancora la mentalità operaia fa sfracelli dietro, e seguendo un tentacolare Fucka arriva anche un 61-55 che sembra il preavviso della festa finale. Ma, d’altra parte, se si è in zona retrocessione un motivo c’è: la squadra si addormenta clamorosamente sul più bello, permettendo a Moss e soci si riaprire una partita apparentemente chiusa. 1-17 di parziale, davanti ad un Pancotto assolutamente inebetito e quasi innocente. Purtroppo per lui, però, con Fucka ai limiti della camera iperbarica e con Mancinelli che alza bandiera bianca a 2’ dalla fine, alternative non ce ne sono. Ora, Udine domenica diventa spareggio salvezza.

Categoria: Basket
 

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