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E’ una domenica acre per la Fortitudo. Sbaragliata secondo pronostico dalla Lottomatica, ma senza opporre una degna opposizione, è tornata a due passi, anzi punti, dalla paura. Rieti e Udine hanno vinto, tornando alle calcagna dell’Aquila, e tutti i bei discorsi degli ultimi giorni sono da seppellire, tornando a casa dall’Eur. Da dimenticare pietosamente è pure questa Gmac regolata dopo uno mini-sprint iniziale: nessun problema per una Lottomatica troppo consistente per lei. Roma per 30′ ha viaggiato comoda, in proiezione cento punti, poi ha serenamente mollato i pappafichi. Prima, aveva colpito a colpo sicuro: 62% da due, 47% da tre, fino al 70-50 del 28′, ad opera del matador Becirovic (6/7in 19′), leggiadro e tremendo a demolire la sua ex squadra. Chiusa con largo anticipo, la partita ha prodotto una sconfitta prevedibile, ma preoccupante, perchè pure l’Aquila ha abbassato serenamente la saracinesca, rientrando a uno sterile -14 (63-77 a 7′), prima di subire, nel carosello finale, anche uno slalom dal 17 enne Casale. Mai la Effe avrebbe potuto rovesciare il destino, ma almeno era attesa a provare di addolcirlo. Se il futuro andrà affrontato con la baionetta in bocca, questo presente non pare il miglior preambolo. Anche perché le gerarchie regolate da Pancotto con Udine hanno funzionato solo per i titolari: nulla è arrivato da chi ha iniziato seduto, registrando il primo cesto di Achara dopo 22’40”, a frittata già in padella. Alle mancanze tecniche s’è unito il peccato mortale di scarsa combattività: il piatto è saltato subito, al primo giro di carte sbagliato. Magari ci vorrà poco per metabolizzarla, ma la brutta figura brucia, perché i primi passi sono stati ordinati e precisi, secondo un copione corretto. Con Fucka e Papadopoulos a fare da perni dell’attacco a metà campo e Strawberry lanciato nelle incursioni. Mungendo occasioni dagli errori di una Lottomatica inizialmente pigra è arrivato un 12-4 dopo 4′, coronato da Fucka. Gioco allegro, sul quale s’è incanalata presto e volentieri Roma, strigliata da Gentile in un time-out preventivo, che ha restituito i dispetti, pareggiando a 14 dopo 6′, con già tutto il quintetto a segno. Scatenato Jaaber, tre cesti di fila in piena velocità, l’Aquila ha retto il colpo chiudendo il primo quarto con un tripla del Mancio per l’ultimo vantaggio. Proprio dall’arco sarebbero arrivate solo padelle (6 in fila) subito dopo, mentre la seconda ondata della Lottomatica (blasfemo chiamarli cambi) faceva scempio della difesa Fortitudo. Roma ha avviato il secondo quarto lanciata dall’estro di Becirovic (5/5 iniziale), segnando 12 punti nelle sue prime cinque azioni: 34-25 dopo 13′. Qualche gol a porta vuota, ma anche buona pallacanestro, non replicata sull’altra sponda. E mentre “Doctor” Datome piazzava schiacciate tonanti, la Gmac s’arenava, praticamente doppiata (15-28) nel parziale, sull’orlo del baratro quando Brezec, l’ultimo a destarsi, aveva dilatato la voragine al 34-49, poi aggiustato da una tripla di DJ, già però in pieno delirio da solipsismo. Troppo poco, con le seconde linee di Pancotto a produrre zero (e 21 invece i pretoriani dì Nando, con 9/9 dal campo). La bandiera bianca sventolava subito, premonitrice di prossimi patimenti.

Categoria: Basket
 

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