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Nella prima parte di stagione della Fortitudo c’è un grande assente. Non è il centro americano che Savic sta ancora cercando. Non è nemmeno Dalibor Bagaric, che ancora deve debuttare. E’ Marcelinho Huertas, il regista italo-brasiliano strappato alla concorrenza di Bilbao e Badalona. Vittima di qualche problema fisico e della gaffe del tesseramento (per la quale ha saltato Udine), Huertas ha giocato quattro partite nel complesso molto poco convincenti. Le cifre dicono tutto: sta segnando 5,5 punti di media, circa un terzo di quelli che segnava in Spagna l’anno passato, distribuisce solo 1,5 assist per gara e perde due palloni di media, il doppio di quelli che recupera. Poi il tiro che comunque non è la sua specialità: in quattro gare non ha ancora segnato da tre (0/7) e ha il 47,1% da due.

DELUSIONE – Che ci sia delusione attorno a Huertas è inevitabile: non solo è stato preso per essere il playmaker titolare, ma su di lui c’erano (ci sono) grandi aspettative. Stiamo parlando di un nazionale brasiliano (da quintetto) che lo scorso anno è stato considerato il miglior playmaker della lega iberica. Insomma, sulla carta è uno dei pochi giocatori per i quali ha un senso rinunciare ad un playmaker americano, cosa che infatti non ha fatto quasi nessuno in serie A. «Forse la gente a Bologna non ha idea di che tipo di giocatore sia Huertas – ha detto l’altro giorno Gui Giovanhoni, suo compagno di Nazionale, amico e connazionale -E’ un playmaker veloce che ha già esperienza perché è in Europa da anni e se continuerà a lavorare duramente lo vedrete».

SAKOTA – Che neppure Sakota sia soddisfatto è chiaro dal minutaggio. Nonostante Jamont Gordon da regista sia stato utilizzato poco (e abbia avuto lui stesso problemi fisici), Huertas finora ha giocato appena più di 20 minuti a partita, con un massimo di 34 a Montegranaro e un minimo di 11 nella vittoria su Rieti. Ma ha lasciato sorpresi soprattutto la gara di Siena in cui Huertas nonostante una palla persa banale (pallone consegnato sul primo passaggio in mani avversarie) ha avuto guizzi importanti. Le sue penetrazioni hanno fruttato tre canestri e anche un gioco da tre punti. In rapporto ai minuti giocati, la produzione di Huertas è stata di gran lunga la migliore della sua stagione eppure Sakota gli ha dato solo 16 minuti. E’ possibile che nel complesso il coach abbia preferito il gioco sobrio di Davide Lamma, resta il fatto che il brasiliano è rimasto sotto utilizzato in una partita che la Fortitudo avrebbe perso comunque.

SCELTA – Ora è venuto il momento delle scelte. Con tutto il rispetto per Lamma, alla Fortitudo serve un regista titolare facilmente identificabile e riconosciuto dai compagni. Per coltivare certe ambizioni questo giocatore non può essere Lamma. Occorre capire se in effetti lo sia Huertas. DJ Strawberry potrebbe diventare un’altra opzione ma si tratta sempre di un giocatore ibrido, non uno specialista. Per questo serve un voto di fiducia deciso. La maledizione della regia che tormenta la Fortitudo da due anni (prima Tyus Edney e anche Moochie Norris, poi Horace Jenkins) va interrotta. E’ l’unico modo perché questa stagione svolti nella direzione giusta, altrimenti ci sarà da soffrire. Lamma, Strawberry e Gordon come registi sono alternative. L’unico che possa cambiare lo scenario è Huertas. Lui deve produrre, il coach deve avere fiducia.

Categoria: Basket
 

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