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E’ tornata una stella, cartellonava la campagna abbonamenti Fortitudo questa estate. Scoprendo con il passare dei giorni che, l’astro, non era nè Gianluca Basile (malgrado sorrisi e foto scattate sotto la gigantografia dell’ex capitano biancoblu) nè tantomeno Zoran Savic, lungi dal poter fare il salvatore della patria dietro la scrivania. La stella, poi, scoprimmo essere la Fortitudo, nel pensiero di chi quello slogan ideò. Ma se davvero di corpo celeste di ritorno si trattava, questo sarà scappato a gambe – non so se le stelle hanno le gambe, però – davanti al caos di queste ultime settimane. O, più semplicemente, non era una stella ma la più classica delle lune nere. Perchè, dopo 3 giornate di campionato, l’idea generale è che le sconfitte, sia quella pesantissima con Roma che quella in volata a Porto San Giorgio, siano solo il male minore. Anzi: andare a giocare al Palasavelli, domenica, e trovare almeno 8 effettivi pronti a cambiarsi, è sembrato già un exploit a prescindere da quello che avrebbe detto il tabellone finale.

Lontani dal disquisire su questi schermi di faccende economiche (lo scrivente, di finanza, arriva a malapena a capire che se il serbatoio della macchina mostra una lucina, è il caso di fare un mutuo), quel che succede nel mondo Fortitudo non fa di certo annoiare chi deve scrivere di cronaca, spesso anche entrando nel gossip. E, il riassunto, fa grattare la testa di tutta una piazza che, pur con la presunta stella che dovrebbe illuminare il cammino, si sente alquanto disorientata. Si è partiti con l’affaire Sharon Drucker, allenatore firmato e poi abiurato per la legittima decisione di Zoran Savic di perseverare con un coach da lui apprezzato come Sakota: alla resa dei conti, però, l’israeliano rimane tuttora a libro paga, dato che di transazioni, o di nuove panche per l’ex Ostenda, non se ne sono viste. Si è poi passati ad un mercato rimasto troppo tempo fermo ad aspettare le moine del clan di Basile, che sembrava dire a Barcellona tu mi sciogli e mi leghi a te (chi indovina la citazione vince un euro, che il direttore di Bolognabasket offrirà con gioia) lasciando la F in – non troppo dolce – attesa. Così da sprecare possibili occasioni, come quella di Giuseppe Poeta, ed accorgersi troppo tardi che tutto era sbagliato, tutto da rifare. Ma alla fine una squadra era stata fatta, pur con le scommesse di due soggetti calienti come Forte – confermato per esautorare il meno talentuoso Janicenoks – e Woods, dalla difficile coesione più disciplinare che non tecnica.

Pronti al via, anche con il rinvio dovuto alle robe siculcampane, e il vaso di Pandora si è scoperchiato. Prima, la faccenda Huertas, bubbone scoppiato con – probabilmente – una fuga di notizie che ha dato da parlare ancor più del fatto che, per reintegrare il giocatore prima della finestra di mercato, si è dovuto sprecare immediatamente il famoso jolly di mercato. Poi, la decisione di non tesserare Earl Barron, la distorsione alla caviglia più lunga che la storia ricordi, senza una reale sostituzione al momento di iniziare il campionato. Il grazie e arrivederci non ufficiale rifilato a Diego Pastori, ritenuta la testa da far saltare per la questione Huertas, mentre tuttattorno le cronache raccontavano delle corbellerie, vere o presunte, di Woods: tassisti minacciati, bizze in allenamento, fino alla discoteca preromana. Dove non era solo, lasciando la società a decidere il da farsi, proprio mentre altri gossip raccontavano di ulteriori tafferugli notturni, tra gli USA in squadra, in altri locali. Non sapendo se davvero sono volate panche, di certo sono volati paroloni al Paladozza, con Joseph Forte esautorato: motivi tecnici, si dice, anche se nei giorni scorsi le cronache hanno raccontato di altre corbellerie passate dell’ex Siena, tra multe prese e patenti scadute. Eppure, la scelta è sembrata misteriosa, considerando che la difficoltà di convivenza tecnica tra i vip del campo erano previste, e il campo non aveva ancora fatto in tempo a dare conferme: tanto che, paradossalmente, un eventuale taglio di Qyntel poteva essere giustificato dall’ci abbiamo provato, non ci siamo riusciti, mentre di Forte e delle sue bizze già si sapeva. Ora si scopre che anche Gordon, alla sua prima uscita dagli States, tanto santo non lo è, con etilometri rifiutati e conseguenze in tal senso. Allora aveva forse ragione Mancinelli, a dire “Woods? A dire il vero sembra il più calmo di tutti”? Forse. Però intanto Forte è rimasto congelato, da decisione definitiva ma non ancora ufficializzata, quando si poteva, se non altro, provare ad arrivare fino alla finestra di mercato del prossimo 20 novembre.

Dove la Fortitudo dovrà praticamente rifare la squadra, visto che il progetto tecnico estivo è già stato mandato a monte: nuova ala forte da prendere al posto di Barron, decidere chi dei 4 lunghi attualmente in rosa potrebbe essere di troppo (decisione resa ancora più complicata dal fatto che Achara, in queste prime giornate, è sembrato quasi il meno peggio della truppa) e, soprattutto, andare a studiare quali dovranno essere le nuove alchimie tra gli esterni. Nella speranza che Gordon, oggetto misterioso di questo inizio, dimostri di poter reggere il campo, e che Woods riesca a tenere la testa a posto almeno per un po’. Ma, con il campionato ristretto, ogni lasciata e persa, e sapere di dover andare avanti con questo gruppo ristretto (bersagliato anche dagli infortuni, non dimentichiamolo) ancora per un po’, fa mettere le mani nei capelli perfino a Sakota. “Siamo questi, e pur essendo la peggiore difesa in post basso del campionato dobbiamo andare avanti” ha detto Dragan nel post Premiata: Franco Battiato chioserebbe con un la primavera, intanto, tarda ad arrivare. Perchè l’inverno Fortitudo, ahinoi, sembra non voler finire mai.

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