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Quando è arrivato in palestra, i tifosi lo hanno accolto intonandogli il suo coro personale, senza ancora sapere che il loro coach, alla sua seconda in Fortitudo, aveva proferito poco prima parole di un maestoso futuro, puntando all’Eurolega, alle Final Eight di EuroCup, alla sesta posizione, minimo, nella corsa scudetto, dichiarandosi in una parola «ottimista». Il suo rilancio ha obiettivi ben più aggressivi della sua indole docile, così si parte subito dal mercato, «tutto fatto» dice spiazzando un uditorio ancora in attesa del nome del pivot (arriverà dalla Nba) e dell’esterno dalla panchina (sarà, come annunciato, Jamont Gordon, rookie di 21 anni roccioso e buon difensore, una specie di Paul McPherson).
«Abbiamo finito la squadra, Savic ha parlato con Bagaric e oggi avremo già i nostri undici, compresi i due stranieri mancanti. L’ultimo giocatore che verrà sul perimetro ci sarà utile in difesa, anche se non avrà una grande esperienza alle spalle. Il lungo dev’essere un cinque in grado di difendere sui quattro, avevamo scelto Hutson che ha preferito Roma, poi Powell che è rimasto in Nba ai Lakers. L’ultimo selezionato potrà fare bene». Che gruppo sarà? «Più atletico e più talentuoso, e in salute spero, scongiurando tutti gli infortuni dello scorso anno. La chiave sarà il bilanciamento offensivo e difensivo. È ovvio che avere con noi Basile c’avrebbe garantito quel lavoro difensivo che solo un giocatore della sua esperienza poteva offrirci, ma prenderlo era dura. Così ci siamo concentrati sul playmaker e siamo riusciti a strappare alla concorrenza spagnola un giocatore come Huertas. A lui sarà data in mano la squadra: non è un realizzatore alla Jenkins, ma un ragazzo giovane che sa cosa significa la parola leadership».
Poi ci sono i «rischiosi» talenti di Forte e Woods (in arrivo oggi). «Forte l’abbiamo tenuto perché è stato il miglior giocatore della squadra. Deve lavorare in difesa, dove tanto è bravo sulla palla quanto è terribile sull’uomo senza palla. E l’anno scorso queste caratteristiche sono emerse. Woods? Se fosse stato un cattivo ragazzo non l’avrei mai scelto. Ha fatto 5 ore di aereo dopo la firma del contratto solo per pranzare con me a Las Vegas per poi rientrare a casa. È discontinuo, altrimenti sarebbe rimasto in Nba e sarebbe in Europa. Ma conterò su di lui in difesa, l’anno scorso fu miglior rimbalzista e ladro di palloni con l’Olympiacos, insomma, non si corre mai nessun rischio ad avere del talento ». E la chimica? «Tutti sanno che devono essere all’altezza, chi sale dalla panchina anche meglio del titolare. È così che si diventa grandi».
Il raffronto con i campioni d’Italia parlando di lunghi — «un 4/5 ci serve, quando Siena metteva Lavrinovic andavamo in difficoltà» — è inevitabile e tradisce l’elenco degli obiettivi, tanti, in fila come fosse la lista della spesa. «Proveremo a raggiungere l’Eurolega, anche con una sesta o settima posizione in classifica che ci permetta di arrivare in semifinale scudetto. E poi l’EuroCup a Torino, uno stimolo per i giocatori. Lo scudetto? Siena resta la numero uno ma al numero due vedo tante squadre compresa la Fortitudo. Ci sono squadre con budget superiori al nostro eppure la stagione passata chi avrebbe scommesso su Avellino o Montegranaro? Sono ottimista, anche se iniziassimo in salita, sono certo che ce la faremo».

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