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Non serve andare a +20 per vivere una domenica di tranquillità, ma stavolta, se non altro, si esce dal Paladozza con una vittoria, la prima del 2009. All’esordio della F de-Qyntellizzata, i problemi da risolvere restano ancora tanti, per una squadra che sembra sempre viaggiare ai limiti dell’inforcata, e anche la scalcinata Udine di questi tempi (out Romero), negli ultimi istanti, rischia di fare il colpaccio. Ma, come si suol dire, pecunia non olet e questi due punti, per sporchi e dannati che siano, sono comunque roba che serve tanto, se non altro per il morale. Niente di cui fare caroselli per strada, ma se non altro una squadra, nella lotta per non retrocedere, dietro è e dietro dovrebbe rimanere.

Il tempo di bueggiare Forte e di applaudire un irriconoscibile Torres (dalla pelata dello scorso anno siamo ora a bulbo e barbetta in perfetto stile Peter Tosh) e la Fortitudo sembra averne subito voglia, con la palla che gira bene tra Papadopoulos e Strawberry, e una Udine che guarda senza agire e interagire. Si fa subito 9-3, poi 19-8, e ce ne sarebbe da chiedersi se siano stati tutti breinuoscizzati, se non fosse che alle prime rotazioni gli ospiti, terminati gli esperimenti di quintetto – D’Ercole in partenza, che peraltro non ha nemmeno tanto patito Huertas -, fanno 0-7 e giustificano la loro presenza al Palazzo. Ancora la coppia greco-fragolosa, 22-15 al 10’.

Udine non è che faccia molto per evitare la goleada, anche se due triple di Anderson e Forte portano Sacchetti sul -3, 24-21. Ma continuando a giocare lontanissimo dall’area in attacco, e a subire qualsiasi cosa dietro, di strada se ne fa poca. E la Fortitudo riesce anche a passare indenne qualche momento di difficoltà, continuando ad armare sottocanestro il proprio acheo (già 28 di valutazione a fine tempo) e dominando su ogni mattonella del campo. D’altra parta, di fronte ad avversari che tirano 12 volte da 2 e 22 da 3 (con pessime percentuali in entrambi i casi), il 44-28 del 20’ è roba quasi inevitabile, anche se non proprio abituale a queste latitudini.

Uscendo dall’intervallo, la Fortitudo inizia un po’ a sfilacciarsi, preferendo mantenere il vantaggio e lasciandosi prendere forse dall’euforia collettiva. Huertas fa davanti e disfa dietro, Papadopoulos viene dimenticato, e Udine inizia a giocare con maggiore logica, provando anche a cercare punti in area lasciando perdere i gratta e vinci da lontano. Si va a strappi: 49-38 di minimo scarto, nuova fiammata che dice 64-44, nuovo riavvicinamento per il 64-51 del 30’, ma tutto sommato le coronarie vengono tenute a riposo, per ora.

Poi, dato che non stiamo parlando di match tra la prima e l’ultima, qualche nodo al pettine ci si presenta, educatamente, piano piano. Antonutti diventa un rebus irrisolvibile per una F che ha Mancinelli fuori partita e Malaventura troppo leggero, e quasi da solo riporta Udine in partita. La gente continua ad incitare, ma intanto si inizia a tremare: si a 69-60, prima che Anderson sbagli il -6 e Huertas faccia immediatamente +12. Dietro non si regge più, e davanti il braccino è palese: altro 0-9 siglato quasi tutto da Antonutti, arriva il 72-69, e nuovamente Huertas a portar borraccia. Si entra negli ultimi 2’ con Udine che sbaglia due volte il -2, con Papadopoulos a far +5 dalla lunetta, e con DiGiuliomaria a colpir ferri dalla medesima. E’ il canto del cigno, e la prima gioia campionato-casalinga per Pancotto, unico della truppa ad avere un coro personale.

Categoria: Calcio
 

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