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Sarà anche cambiato, il basket moderno, con la linea del tiro da 3 che negli anni ha sempre più allontanato il baricentro del gioco dall’area e ne ha modificato il ruolo, ma alla fine gli omoni, là sotto, servono sempre. Certo, ora ai pluricentimetrati viene chiesto qualcosa di più della normale battaglia per il rimbalzo e del gioco spalle a canestro: lo disse bene Teo Alibegovic, quando anni fa venne a sbancare il Paladozza (quando ancora faceva notizia, vincere da queste parti) con un 8/8 da 3 punti dei suoi lunghi, Kelecevic e Sekunda. «I centri che non corrono sembrano ormai dinosauri, e nel basket di oggi serve gente che sappia anche tirare bene da fuori», disse cinque anni fa, ma le sue parole sembrano ancora attuali. E nemmeno il possibile allontanamento della linea degli attuali 6m25 pare potrà cambiare questa tendenza, come disse Dragan Sakota qualche mese fa, non prevedendo un futuro ritorno in area: «I lunghi bravi andranno in America, per cui il problema si riproporrà», spiegò l’attuale coach biancoblù. Per questi motivi, la ricerca di un “lungo” è sempre materia difficoltosa, perché va bene il basket dei tiratori, ma un po’ di legna serve sempre, là sotto, così come qualche blocco non è che sia passato di moda. Però serve maggiore completezza, per non rischiare di ricadere nell’equivoco James Thomas, rimbalzista doc ma di ben poco spessore tecnico quando c’era da offrire qualcosa di più alla squadra. La Fortitudo che vinse il suo primo scudetto, sotto le plance, aveva sì i 24 minuti di media di Stojko Vrankovic, ma ben abbinati a lunghi atipici come Gregor Fucka e Giacomo Galanda, che divennero protagonisti principali quando nella finale contro Treviso, infortunato Karnisovas, vennero schierati assieme al croato per un quintetto altissimo, ma che poco perdeva in velocità e versatilità. Stesso discorso cinque anni dopo, quando c’erano sì i 216 centimetri di Bagaric a svettare, ma anche giocatori come Smodis, Rancik e Lorbek ad assicurare rudezze, tiro e rimbalzo, permettendo a Jasmin Repesa di mandare in campo gente che avesse sia pericolosità interna che esterna, come nei dettami del basket attuale. Cosa che non aveva, ad esempio, la Fortitudo della passata stagione, che troppi doppioni aveva nel ruolo di 5, e si trovò lungamente scoperta nel vitale snodo dell’ala forte, lasciato orfano da uno Spencer Nelson mai fisicamente integro. E per questo che la scelta che verrà fatta in casa biancoblù dovrà essere ponderata al massimo, per portare in Fortitudo un giocatore che possa giocare fronte a canestro, allargando le opzioni offensive e creando spazi per i compagni, e che in difesa possa seguire anche lontano dall’area i propri avversari, così come lo stesso Sakota aveva chiesto questa estate, prima che l’affare-Barron illudesse i bolognesi di aver trovato la persona giusta. Ancora una ventina di giorni, prima che si riaprano le finestre del mercato, e l’enigma andrà risolto.

Categoria: Basket
 

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