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Il debutto avverrà ad Artland il 25 novembre, in Eurocup. In campionato la prima partita di DJ Strawberry sarà quella con Ferrara di quattro giorni più tardi. Per ora l’esterno tuttofare proveniente dall’università del Maryland deve accontentarsi di aiutare la Fortitudo in allenamento, facendo da sparring-partner per i compagni e attendendo il proprio momento. Ieri ha parlato così.

IO E LA NBA – «L’unica ragione per cui Houston non mi ha tenuto è finanziaria, non me ne hanno date altre, non dovo la summer league e la preseason. La Nba è fatta così, c’è sempre il business in cima a tutto. Potevo rimanere nella D-League e attendere una chiamata. Sarebbe arrivata ma si è presentata questa opportunità. Alla Fortitudo posso giocare molto, fare esperienza, allenarmi bene e migliorare per diventare il giocatore che voglio essere».

IO E IL MIO NOME – «E’ vero, in America qualunque cosa facessi ero il figlio di Darryl Strawberry, il campione di baseball. In Italia posso essere me stesso. La gente vedrà me non il figlio di qualcuno. E’un fatto positivo anche se non sono venuto per questo. Sono venuto per espandere il mio gioco, allenarmi duramente e aiutare la Fortitudo a vincere. Perché infondo a tutto sono soprattutto un giocatore di squadra».

IO E IL MIO GIOCO – «Darò alla Fortitudo tanta difesa, posso marcare molti giocatori diversi, playmaker, guardie, esterni, ali piccole. Darò molte opzioni al nostro allenatore. Poi sono un catalizzatore, porto energia, faccio tante cose differenti e sono un giocatore di squadra. L’attacco? Ho avuto qualche esplosione offensiva anche nella pre-season Nba, sono uno cheattacca il ferro, mette palla in terra e si procura tiri liberi. Il tiro da fuori non è mai stato il mio pezzo forte ma ci ho lavorato e sono migliorato. Migliorerò ancora».

IO E IL MIO RUOLO – «Playmaker o guardia, non importa, sono prima di tutto un giocatore di basket. Le etichette non mi piacciono. Sia a Phoenix che a Houston giocavo in tutti e due i ruoli. Capitava che partissi da guardia, poi pressavano il playmaker e portavo palla io senza alcun scompenso».

IO E BOLOGNA – «Mi hanno detto che c’è pressione ma la pressione c’è dappertutto. Se vuoi giocare ad alto livello devi accettarla e giocare bene gestendola. Non credo sia un problema. Quando vuoi vincere, giochi, pressione o non pressione, e vinci».

IO E MARYLAND – «Potevo andare in un college vicino casa, UCLA o Southern California, avrei avuto il supporto dei miei familiari nei momenti duri, ma volevo vivere fino infondo l’esperienza del college, stare da solo, imparare a conoscermi, a reagire alle difficoltà e vivere il più possibile come un normale studente. Credo dovrebbero farlo tutti i giocatori. Ho conosciuto Drew Nicholas, che viene da Maryland, e mi ha detto quanto bene si sta in Italia. Da allora ho sempre pensato a questa possibilità. Ora qui ci sono miei ex compagni come Andre Collins a Ferrara o James Gist a Biella».

IO E LA FORTITUDO – «Siena è una squadra fortissima e capisco perché abbiamo perso. Ma il talento alla Fortitudo non manca. Dobbiamo trovare chimica, coesione e imparare a difendere di squadra. Una volta che saremo diventati una squadra saremo anche una delle migliori formazioni del campionato. Con il talento che abbiamo non c’è motivo per non esserlo».

Categoria: Calcio
 

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