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La notizia è che a Bologna non ci si può mai rilassare. Se le vicende de campo non riescono ormai da anni a vedere entrambe le fazioni di Basket City vincenti (è da un bel po’, infatti, che se vince una perde l’altra, tanto che dal 2002 non si vedono playoff di coppia), quello che succede fuori riesce sempre e comunque ad attirare le attenzioni, i titoli, le discussioni. C’è il Reality Show Fortitudo, dove ogni giorno – e sono, ahinoi, dati di fatto – capita qualcosa, e dove si arriva alla domenica pensando che, in fin dei conti, almeno per due ore si potrà parlare di gioco e non di altro. E dove, accanto a quello che realmente succede, arrivano spifferi di varia provenienza e varia credibilità. C’è stata la risposta di Zoran Savic, che ha visto in Claudio Sabatini il mandante di alcuni pettegolezzi, e le recenti bordate del patron bianconero a rispedire al mittente – con ulteriori pacchi regalo – il tutto. Per cui le cronache antecedenti questa quarta giornata di campionato non hanno potuto disquisire dell’importanza di quel che avverrà (doppia Sky serale, sabato F e domenica V) nel weekend, quanto piuttosto di querele, sberleffi, accuse, e tante altre cose che, forse, non interessano nemmeno tanto i tifosi. Sarebbe bello, come in una delle mille indimenticabili scene dei film tratti dai vari Don Camillo, che a questo punto si mettessero i due contendenti in mezzo ad una piazza, dicendo loro picchiatevi finchè non ne resta in piedi uno, e poi piantatela, lasciando che ai lati, lentamente, la gente sfolli e torni ad interessarsi di cose, probabilmente più importanti.

Lungi qui dal far la morale e dal prendere posizione, senza giudicare nè le pesanti accuse di Claudio Sabatini, le insinuazioni di Zoran Savic e il silenzio – una costante, in questi due anni a far spesso da bersaglio delle freccette sabatiniane – di Gilberto Sacrati, sarebbe bello per un giorno dimenticare tutto, e ricordare che, tra sabato e domenica, si gioca. Si gioca, quasi un controsenso in un mese di ottobre nel quale si è più parlato, a tutti i livelli, che non andati in campo a palleggiare e tirare a canestro. Gioca la Fortitudo, domani, in attesa che maturino fragole anche in inverno (ah, ah, la battuta. Ma è anche vero che parlare di Strawberry fields forever, prima o poi, capiterà a tutti) e che la classifica, in questo mese senza possibilità di inserimenti, non si faccia particolarmente nebbiosa. Rieti deve essere vista non come un’avversaria facile, perchè di avversarie facili non ne esistono. E forse è questo, il grande problema di una Fortitudo che, negli ultimi due anni, ha reso il Paladozza una immensa tavolata dove tutti, davvero tutti, hanno banchettato in allegria: ai tempi di Repesa – altra squadra, vero, ma anche altro carattere – in casa si perdeva due volte l’anno, dal 2006 è già tanto evitar di perdere due volte al mese. Ma continuare ad affrontare le avversarie convinte che l’inerzia possa far di un sol boccone tutti, come spesso capitava quando in campo c’erano i Basile e gli Smodis, o che basti un ultimo quarto ruggente per cancellare eventuali opacità precedenti, è folle. Ora anche Rieti, ma tutte le altre compagini, dovrebbero diventare partite vinci-o-muori, come quando si lottava per non retrocedere in B, e in casa si andava ben oltre i propri limiti strutturali. Lo capiscano tutti, e forse qualche cosa cambierà.

La Virtus viaggia sulle ali di questo 3-0 iniziale, pur ammettendo che due delle avversarie sconfitte (Udine e Biella) sono ancora a quota zero, a provar che il calendario, tutto sommato, una mano l’ha data a Pasquali e soci. Poi il resto ce lo ha messo un gruppo che lavora bene, dove tutti fin qui sono stati bravi ad alternare momenti di protagonismo e gregariato, di difesa e attacco, di rimonte e conferme. Andare a saggiar le proprie velleità sul campo di una Pesaro fin qui pallida e poco spettacolare (già le partite a quota 60 non sono un piacere per gli occhi, figuratevi, diranno sull’Adriatico, se poi le perdiamo anche) potrebbe essere il primo esame di semimaturità per i bianconeri. Ricordando però, sempre e comunque, che le vittorie autunnali sono come foglie sui rami: lo sa bene Pillastrini, che tra un Conroy e un Hollywood era partito lo scorso anno 4-1, prima di farsi calpestare dal corso degli eventi. Intanto meglio vincere che perdere: uscire con il poker domenica sera sarebbe un’ulteriore conferma della solidità di questo team, e hai visto mai che un 2-0 bolognese possa far vivere una settimana meno tumultuosa a tutti. E che le coppe, anche se figlie di una Uleb minore, inizino presto: una partita in più, hai visto mai, potrebbe cassare un po’ il gossip.

Categoria: Calcio
 

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