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C’è il rischio che lo striscione appeso ieri dalla Fossa, e lasciato lì, a imperitura memoria, per tutta la partita («Vergognatevi per lo schifo nel derby») venga buono per l’intera stagione. E sarebbero pure utili i sottotitoli in inglese. Contro Avellino, la Fortitudo infila il tunnel all’intervallo sotto di 16, ma in realtà faticherà ad uscire da quello d’una squadra piagata da palesi errori strutturali. Alla ricerca di certezze, Pancotto ne ha già trovate fin troppe. Tutte orride. Pessima attitudine difensiva, scollamento generale, soluzioni individuali, mai lo sviluppo d’un gioco. Brevi fiammate e cali di tensione che gettano a mare il prodotto delle virtù. A mercato, in entrata, chiuso, questa Effe si ritrova a sperare in Lamma; e se con l’Air la pratica non è già chiusa a metà gara è perché Huertas ne ha messi 15, ovviamente senza fare il play, prendendosi 8 tiri e servendo zero assist. In attesa che la Fiba arretri di mezzo metro l’arco, si sa che le triple muliebri indirizzano le partite: l’Air strappa con quelle di Tusek e Diener, più 3/3 liberi di Lisicky. La Effe, per contro, dall’arco ne tenta appena 4, perché non può costruire su scarichi che non ci sono. E se il piano gara resta attaccare l’area, rimontarne 16 è impresa ardua. Questa Gmac inguardabile concede a Markovski(che a Bologna è 2-0 in stagione) di esaltare le sue visioni: inizia il secondo tempo senza Best, Tusek e Warren, letale nel gioco senza palla e protagonista di un primo clamoroso (18, 7/10 da due, 22 di valutazione). E, sempre Zare, propone per metà dell’ultimo quarto l’intero secondo quintetto, rimettendo Best e Warren solo quando la Effe risale attorno al -10. Best, creando subito 10 punti in fila per sé e Tusek, la sigilla da par suo, cioè da Mvp, in appena 18′. E quando fischia pure la Fossa, fischia tutto il palazzo. Che ne ha viste troppe. Huertas non tiene il 36 enne che non dovrebbe averne più, tutti vedono dov’è sul campo Warren meno Mancinelli, Tusek mette libero due tiri cruciali, Papadopoulos reclama in continuazione falli e non è che non gliene arrivino (8). E pure quando c’è Lisicki su Strawberry, i profitti sono minimi. Pancotto prova il quintetto piccolo ma non è una scelta primaria, quanto l’andar dietro a Zare, che non sazio mette pure Radulovic da 5, «per vedere come avrebbero reagito loro». Subendo, ovvio. Pure Porta fa il fenomeno, con due canestri di voglia e lucida follìa. Calendario in mano, lo spettro del terzo anno fuori dalla Final 8 è vivo. Ci s’accosta invece l’Air, che aveva licenziato Zare dopo il ko con la Premiata; che deve pagare Crosariol a Treviso (il lodo è partito); che ha un Williams autore di un’altra gara da Ufficio Inchieste, forse voglioso di correre da Boniciolli (insultato in stereofonia dalle tifoserie), il 2 marzo o prima, col jolly.

Categoria: Basket
 

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