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Serve a poco sbattersi, buttarsi su ogni pallone, se il risveglio bolognese arriva dopo l’ennesima mostruosa dormita collettiva, che permette a Roncade senza nemmeno tanti sforzi di fare da -6 a +19 nella parte centrale del match: la Effe cerca un disperato rientro che arriva fino al -2 prima e al -3 palla in mano poi. Ma Roncade, meritatamente, sbaraglia il campo: prima con le triple (9/15 al 20’, 0/7 dopo) e poi con un po’ di raziocinio quando le percentuali calano. E Bologna, ormai priva di un fattore campo e con Carretta out, deve interrogarsi su cosa fare della propria stagione sportiva: qui serve andare sul mercato e pesantemente, pur riconoscendo la voglia di fare di questo gruppo, perché non basta il cuore e l’amicizia tra compagni per diventare una squadra non tanto grande, ma almeno di prima fascia.

Il PalaSavena si apre per poco più di un migliaio di persone, che hanno accettato l’idea di questo trasferimento fuori comune, ma il clima si rivela immediatamente più caldo, con la decina di ragazzi dietro lo striscione di Generazione F a far da buona claque per il ricettivo resto delle gradinate. E Bologna parte bene soprattutto in difesa, dove si morde tanto attorno all’area e si riesce a racimolar quel buon numero di palle recuperate che aprono poi contropiedi. Questa, assieme ad una continua ricerca di Politi sotto canestro, aprendo un primo divario con Roncade, che vive sul tiro da 3 (solo 1/6 da 2 nella frazione) e sulle iniziative di Visentin. Si svolazza 17-10, poi un po’ di ingenuità offensive permettono a Roncade di riavvicinarsi, per il 21-18 di fine quarto.

Resa l’area pressochè impraticabile per gli avversari, la F potrebbe anche provare la sgommata, quando una tripla di Lamma lancia i padroni di casa fino al 28-21, ma Roncade capisce quale deve essere il motivo scatenante della giornata e scarica la propria raffica da 3 punti. Non si può nemmeno parlare di effetto Paladozza, quello che rende leonine le percentuali delle avversarie Fortitudo: Visentin e compagni la mettono sempre (8/13 al 17’), e con una triade di triple arriva anche il +3, 30-33, a 3’ dalla fine. Mancano i trentini che entrino in Trento, quando Visentin (5/5 alla sosta) mette il 30-38, ma la raffica di triple venete banchettano, comunque, su una Bologna incapace di segnare su azione in sette minuti. Per cui la quale, ci cale andare al riposto su questo -8 che porta qualche astante a borbottare.

Le prime battute sono ancora tutte ospiti, con un solo libero di Politi a spezzare un parziale arrivato, tra una cosa e l’altra, al 20-0. In campo, comunque, c’è solo Roncade, con Menegon a banchettare su un dormiente Lamma e a dare una ulteriore dimensione – più vicono a canestro in penetrazione – alla propria squadra. La gente sugli spalti non è particolarmente contenta, quando arriva il timeout del 25’ sul -17, ma se all’uscita dall’huddle arriva una persa e contropiede, si fatica a tenere la pazienza incatenata. Nemmeno si riesce a tirare, nel marasma offensivo di una squadra che gioca nella totale anarchia, e solo quando Lamma decide di far da solo, coadiuvato poi dalla incredibile generosità di Nieri, si riesce a chiudere l’imbarazzante momento, che tra una cosa e l’altra ha fatto dire 5-31 di break. E il 30’ arriva, a fatica, sul 44-58.

Al limite della disperazione, Bologna prova a metterla sul fisico e sull’orgoglio, con i reduci di Budrio che cercano di andare oltre i propri limiti tecnici. Nieri arriva a sbranarne due alla volta, in area, e con i suoi balzi si carica sulle spalle compagni e pubblico. Roncade soffre di braccino, e in pochi minuti Bologna riesce, se non altro, a vedere l’altrui targa, con un po’ di zona allungata e, soprattutto, tanta voglia di non andare sotto la doccia. Così, pur sprecando anche qualcosa di troppo davanti, i recuperi difensivi diventano la mossa per il rientro: si torna a dar palla sotto a Politi, e un’altra boccia ripescata dietro porta Nieri al sottomano del -2 a 2’ dalla fine. Menegon risveglia i suoi, Politi prima e Innocenti poi sbagliano i cesti che avrebbero permesso di restare in scia, Lamma spara il -3, Roncade non riesce a toccare il ferro in 24”: ci sarebbero 14” per provare il gol, ma lo stesso Lamma – forse per evitare di subire fallo – forza immediatamente, non arrivando nemmeno al ferro. Un libero di Vettori, doppio palleggio ancora di Lamma, e gara persa. Va bene tutto, va bene il cuore, ma così di strada, PalaSavena o no, se ne fa davvero poca.

Categoria: Calcio
 

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