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E adesso la salvi la Befana, questa Fortitudo che perde (non matematicamente, ma quasi) anche il treno europeo e, soprattutto, la faccia per l’ennesima volta davanti ad un Paladozza che applaude i tedeschi e nemmeno ha tanta voglia di andare oltre ad una fischiata collettiva nel finale. Ma questi giocatori sembrano avere le orecchie tappate, sia quando Pancotto cerca da loro una reazione, sia quando il pubblico chiede qualcosa che non sia solo mostrare i muscoli o poter dire, a fine gara, di aver fatto bottino. Una robaccia mai vista, che trascende un risultato finale bugiardo (Artland avanti sempre, e senza mai spaventarsi più di tanto) e che mette davvero in seria crisi la stabilità emotiva di una squadra ormai disinteressata, da quanto si vede sul campo, a rialzare la testa e cercare, se non altro, di uscire dalla crisi. Troppe scommesse perse, e l’impossibilità di un licenziamento per giusta causa di tanti di questi giocatori che costringerà tutti ad andare avanti, fino a fine anno, con questi. Il pubblico non se lo merita.

Salutate le varie scolaresche presenti, notando anche un manipolo di crucchi in eroica trasferta Oltrebrennero, si parte come se nulla, tra Cantù e Pesaro, fosse cambiato: basta infatti un giro di palla, all’attacco tedesco, per trovare sempre un uomo libero e buttar giù i cosiddetti difensori biancoblu come birilli. Ne approfittano Prewitt ed Hess, a far subito 2-10, ma se non altro anche i Quaccheri, dietro, lasciano ampi spazi per Huertas e Woods. Corri e tira, nuovamente, con Artland sempre un pelino avanti, sfruttando anche il fatto che, dalla lunetta, se potrebbe andar male ci va, con Gordon e Fucka a sbatterne sul ferro 4 e far sì che, alla fine del quarto, si dica 24-28.

Con Strawberry a non entrare in partita, e con Qyntello in discreta forma, a mettere però un po’ a posto le cose in difesa ci deve pensare Fucka, primo costruttore del minibreak che fa mettere per la prima volta il naso avanti a Bologna, che dice 34-33 al 15’. Roba da poco, però, perché di nuovo i tiri da lontano di Hess, quasi sempre in totale solitudine, rimettono roba tra le due squadre. Pancotto si sgola, ma non c’è trippa per gatti, specie quando Fragolino si palleggia sui piedi in contropiede. Non pervenuti Malaventura e Cittadini, 41-45 alla sosta.

Il peggio però deve ancora venire, e se qualcuno di voi volesse spaventare i propri figli, si procuri il dvd del terzo quarto di questa Fortitudo, minacciando se ti comporti male, ti faccio giocare con ‘sti qua. La più impressionante prova di incapacità tecnica che il Paladozza ricordi, tra infiniti uno contro uno di giocatori incapaci di vedere i propri compagni, e comunque incapaci di servirli una volta inquadrati nel proprio raggio visivo. Artland ringrazia, senza nemmeno spiegarsi il perché di tanta manna, facendo da 44-45 a 50-65 passo dopo passo, deflorando immediatamente la zona con le triple di Hess e McIntosh. La scena più bella è quella di un timeout nel quale Pancotto svergina le orecchie dei suoi, innescando una ovazione del pubblico, tutto unito con lui per cercare di dare la sveglia alla truppa. Inutile, ma almeno una tripla di Achara fa chiudere 53-65.

Il finale è il solito disperato assalto all’arma bianca, fondandosi su Achara (!) prima e sulla voglia di indorare le cifre, più che di fare il bene della squadra, di Woods. Ma Fenn, sotto canestro, punisce tutti gli errori bolognesi, e in fin dei conti il vantaggio tedesco resta sempre alquanto tranquillo, senza che gli eroici tifosi da trasferta possano temere il peggio. Continuando a giocare in maniera totalmente improvvisata si arriva anche a 7 di svantaggio, quando uno sfondamento di Qyntello chiude i giochi. Resta il tempo per qualche schiaccione di Gordon, più scenografici che non utili alla causa, e il rammarico per l’ennesimo sfondone casalingo di una squadra allo sbando.

Categoria: Calcio
 

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