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Assente Qyntel Woods per un vasto ematoma alla gamba, smarrito all’esordio il 21enne Jamont Gordon (e a inizio ripresa infortunatesi anche lui), fuori il playmaker titolare Huertas e il centro Earl Barron per infortuni e tesseramenti mancati, a Udine la Forti-tudo si è aggrappata allo stesso giocatore che un anno fa l’aveva portata di peso ai playoff: Joseph Forte. RECORD PERSONALE – II supertalento cresciuto nel Maryland, dove venne portato di forza dalla madre Wanda, preoccupata per le troppe attenzioni e i pessimi allenatori che Io circondavano nella zona di Atlanta in cui è nato, ha segnato 33 punti – diventando il primo capocannoniere del torneo e stabilendo il proprio record personale in Italia – e ha messo a segno sette triple, più di chiunque altro. E’ stato anche l’unico giocatore in tutta la seria A a rimanere in campo 40 minuti filati. «Questa squadra – dice – mi ricorda quella in cui giocavo a Siena. Per essere efficace non aveva bisogno che segnassi più diventi punti come accadeva la stagione passata. Dopo il primo allenamento, visto tutto il talento atletico che c’era attorno a me, con Woods e Gordon, mi era sembrato di essere di nuovo ai tempi della Nba. Ma se serve posso segnare».
CAPITOLO CHIUSO – La Nba per Forte (che ha 27 anni) è un capitolo chiuso: vi era arrivato prestissimo dopo appena due anni al college di North Carolina dove aveva ritoccato i primati di precocità di Michael Jordan. Ma a Boston volevano trasformarlo in un playmaker e dopo il fallimento dell’esperimento lo girarono a Seattle.Acerbo tecnicamente e immaturo dopo due anni Forte finì fuori dalla Lega. «In quel momento – ricorda – nessuno avrebbe pensato di ritrovarmi ad alto livello. Toccai il fondo quando mi fermarono in auto trovandoci della droga leggera. Ma sono dell’avviso che tutto capiti per un motivo. Quegli episodi anziché travolgermi mi hanno reso più solido»
LA RINASCITA – La rinascita è cominciata in Grecia e proseguita a Siena dove ha vinto lo scudetto da protagonista. Poi è stato smistato in Russia a Kazan salvo tornare in Italia nel gennaio scorso, alla Fortitudo.«La mia fortuna è stata trovare un allenatore come Sakota che ha fiducia in me. Per esprimermi al massimo è quello di cui ho bisogno – dice – ma questa Fortitudo ha un potenziale enorme». In estate, dopo alcuni anni passati a ritrovare se stesso persino nei play-ground di New York («Avevo deciso di ripartire da zero»), ha pensato solo a rilassarsi e recuperare energie nella nuova casa di Miami. «Avevo già il contratto e nessun, problema. Allenarsi dal primo giorno con la propria squadra e il proprio allenatore è vitale per una partenza veloce».I 33 punti di Udine sono nati così, oltre che con le assenze – specie quella di Woods – che l’hanno obbligato ad assumersi più responsabilità del previsto.
IL COACH – «Ogni squadra per avere successo ha bisogno di avere tante prime punte, Forte e Woods devono aiutarsi a vicenda. Quando lo fanno è un piacere vederli giocare», dice il coach Sakota che in queste settimane ha apprezzato la volontà di Forte di dedicarsi ad un ruolo di suggeritore e i progressi difensivi.«Il coach – ammette Forte – dice che difendo bene sulla palla e molto meno lontano. So cosa intende, le sue critiche sono costruttive, per questo andiamo d’accordo».

Categoria: Basket
 

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