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Solo un mese fa, sotto Ferragosto, la proprietà della Firem, l’azienda di Formigine, nel modenese, che produce resistenze elettriche, approfittando del fatto che gli ignari dipendenti fossero in ferie, aveva cominciato a smontare macchinari per trasferirli in Polonia e delocalizzare così l’azienda a 1300 chilometri di distanza, lasciando il futuro dei 40 dipendenti nell’incertezza. A distanza di un mese qualche passo in avanti è stato fatto ed è stato deciso l’avvio dell’attività nell’arco di 8-15 mesi. La decisione iniziale è stata quella di mantenere nel comune un sito produttivo con l’impiego di 16 lavoratori e questi mesi di tempo serviranno a finanziare l’operazione con la cessione di un’immobile, da sostituire con un altro in affitto. E’ quanto previsto nel piano industriale siglato in Regione, dove l’azienda si è impegnata a mantenere a Formigine uno stabilimento per la produzione di resistenze flessibili, prodotto ritenuto di alto valore aggiunto e con buone prospettive di mercato. Le parti si incontreranno nuovamente il primo ottobre alla presenza delle istituzioni. Inoltre la proprietà della Firem ha confermato il proprio impegno per il riconoscimento di tutte le forme di sostegno al reddito consentite dalla legislazione vigente in caso di crisi aziendale, e ha dichiarato la propria disponibilità ad esaminare anche l’utilizzo del contratto di solidarietà dopo aver verificato le condizioni organizzative, e a collaborare con le Istituzioni e i sindacati per costruire prospettive di reimpiego per tutti i lavoratori. Da parte della Firem l’impegno a versare entro il 30 settembre la cifra complessiva di 11 mila euro, da ripartire per ogni lavoratore, come quota di ulteriore acconto della retribuzione di luglio 2013.

Categoria: Economia
 

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