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E’ dalle pagine in inglese di un blog (per chi volesse leggerselo in lingua originale, il sito è http://www.sports.ru/blog/messina/5873746.html) che Ettore Messina lancia il suo grido di dolore su quella che è la situazione della pallacanestro italiana. Per chi volesse, questo un breve sunto, tradotto, del pensiero del coach CSKA.

Primo, la Nazionale non si è qualificata direttamente agli Europei del 2009, con Bargnani e Belinelli che hanno rifiutato la chiamata, Gallinari infortunato, e la poco chiara situazione dei veterani: Basile, Marconato e Galanda hanno declinato, o non sono nemmeno stati chiamati?
Secondo, due club come Napoli e Capo D’Orlando sono stati esclusi dalla Lega per non aver adempiuto agli obblighi economici: perché questo è stato deciso solo adesso, e non durante l’estate, costringendo così adesso giocatori e allenatori ad essere disoccupati?
Terzo, adesso non esiste un governo all’interno del basket italiano, e poche risorse per far crescere i giovani.
Ma la situazione è più complicata: tutti quelli che hanno recentemente allenato la Nazionale hanno ribadito che nel lungo termine ci sarebbero stati problemi, per via della scarsa crescita dei giovani, ma i buoni risultati della nazionale maggiore ci hanno accecati, sottostimando il fatto che, intanto, a livello di selezioni giovanili le cose già da tempo non andavano bene. E dimentichiamo il fatto che molti tifosi non riescono più ad identificarsi con i propri club, che cambiano roster di continuo; e non è solo una questione della nazionalità dei giocatori, perché ad esempio al Cska gente come Smodis, Holden e Langdon viene amata anche se non russa. Perché giocano nella stessa squadra da anni, perché giocano con il cuore: cose che in Italia non avvengono più.
Chi non ha buoni budget, automaticamente taglia le spese negli staff tecnici e nel reclutamento di nuovi talenti, quando fino a 15 anni fa si riuscivano ancora ad ottenere buoni risultati; dopo un 1992 negativo, quando arrivai ad allenare la Nazionale decisi di sostituire molti veterani con il gruppo di Under 22 che vinse l’argento ai Mondiali Under 20, e ci fu la classe 1975 che veniva mandata a giocare ogni inverno contro squadre di college americani. Da qui vennero fuori i Fucka, i Myers, i Marconato, i Galanda e molti altri, e i buoni risultati. Ora, invece, non abbiamo più nulla, e i casi Bargnani e Belinelli sono eccezioni: il primo uscì da un piccolo club romano da sempre impegnato nelle giovanili, il secondo arrivò dal settore juniores della Virtus, prima di andare alla Fortitudo.
La soluzione? Io di solito sono una persona che cerca il dialogo, ma ora serve qualcuno che si prenda responsabilità e prenda decisioni: eppure il sistema politico italiano permette a tutti i club di avere lo stesso peso, e molte buone professionalità amanti del basket non hanno l’occasione di emergere. Il CONI dovrebbe trovare una persona forte, non indire nuove elezioni; servono nuove regole, prima che nuovi politici, altrimenti ci saranno gli stessi problemi pur fronteggiati da persone diverse, e i tempi per migliorare le cose si allungheranno. Negli sport, la democrazia è applicabile se c’è un forte senso di responsabilità e autodisciplina, altrimenti diventa anarchia.
Oggi manca leadership: la Lega spreca energie nelle lotte interne, con 5-6 presidenti cambiati negli ultimi 10 anni, mentre la Federazione ha molti appassionati che, avendo spesso altri lavori, spesso non riescono ad essere veramente vicini ai problemi che dovrebbero risolvere. E questa confusione tra dilettantismo e professionismo crea incomprensioni.

Categoria: Basket
 

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