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“Spero di poter ancora restare incinta, in caso contrario valuterò cosa fare. E c’è anche la possibilità che chieda allo Stato un risarcimento per il danno che abbiamo subito”. A parlare è la donna di una delle due coppie autorizzate alla fecondazione eterologa dal Tribunale di Bologna, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica. La coppia aveva a lungo tentato l’eterologa all’estero, con costi elevati, almeno 10mila euro. E la donna sottolinea come sia ingiusto che nel nostro Paese non si accettino le prestazioni sanitarie che sono assicurate ai cittadini in tutto il mondo. E poi c’è la posizione di alcuni medici e del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, secondo cui la sentenza della Corte Costituzionale non è sufficiente a far partire le terapie in Italia.
Intanto sull’eterologa la Regione tiene le fila. Dopo le due ordinanze del Tribunale di Bologna che avvallano quanto contenuto nella sentenza della Consulta, viale Aldo Moro ribadisce la necessità di stilare regole nazionali. “Sennò adotteremo delle norme in autonomia – ha detto l’assessore alla Sanità Carlo Lusenti – Ho sollecitato la commissione salute della Conferenza delle Regioni perché ci si riunisca in questi giorni per definire norme tecniche comuni da adottare entro i primi di settembre. E se per quella data non saremo pronti, adotteremo delle norme autonomamente; non possiamo accettare che si prosegua oltre.
Le norme tecniche esistono già, le hanno messe a punto le società scientifiche che si occupano di procreazione assistita. Si tratta di linee guida che spiegano cosa fare sia per i donatori che per i riceventi, che si tratti di ovuli femminili o semi maschili. E’ chiarito che non è possibile scegliere le caratteristiche fenotipiche del donatore. Il Centro deve garantire compatibilità di colore della pelle, gruppo sanguigno e colore di capelli e occhi per la coppia ricevente”.
Una delle coppie che hanno ottenuto dal Tribunale di Bologna il via libera alla fecondazione eterologa si rivolse a un centro specializzato bolognese a causa dell’infertilità del partner maschile. Fu loro spiegato che la legge 40 vietava l’eterologa in Italia. Di qui il ricorso al Tribunale, che inizialmente non aveva preso decisione, arrivata invece dopo la sentenza della Consulta. Ora il Centro dovrà ricontattare la coppia perché il Tribunale impone alla struttura di eseguire il trattamento. E se gli accertamenti clinici andranno bene, la fecondazione eterologa potrà essere praticata entro un mese.

Categoria: Cronaca
 

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