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Il rilancio estivo di Basket City è stato roboante, e ha fatto parlare di sé quanto i suoi protagonisti. Non è tanto la dirigenza e le sue doti di mercato ad aver segnato clamorosamente l’estate, quanto i personaggi ingaggiati, ognuno, a modo suo, con qualche bizzarra caratteristica, o qualche aneddoto di vita particolare.
Così se il primo a scatenare l’indignazione degli animalisti o le boccacce critiche dei più bigotti è stato il califfo biancoblù Qyntel Woods, accusato di organizzare lotte clandestine fra cani e cliente della cannabis in Grecia (per non parlare della sua «figurina» mostrata a un controllo della polizia al posto della carta d’identità), c’ha pensato la faccia pulita di Marcelo Huertas a bilanciare la baracca, con addirittura le radici nostrane della mamma e il papà in visita a Bologna e ammaliato dai progetti di Gilberto Sacrati. Ormai, di qua e di là, il lato edilizio entra d’obbligo nelle giulive dichiarazioni di presentazione.
Ma la mamma ha giocato un ruolo determinante anche nell’ok alla Virtus di Petteri Koponen, stando alle parole di Claudio Sabatini. E per condire il tutto s’è infilata anche il colosso Nokia, «seconda madre» del pupillo, tutrice del suo futuro e soprattutto benefattrice economica nell’ingaggio. Se con Earl Boykins — play nanetto di 163 cm, stella Nba, atteso per mercoledì 27 — si pensava d’aver raggiunto il top del folklore, l’inusuale ventata nordica del finlandese ha alimentato il carro delle stranezze — e dei carnevaleschi attacchi del patron all’altra metà del cielo bolognese. Ma un affare può esserlo davvero, visto che sull’Oregonian il gm di Portland (che detiene i diritti Nba su Koponen) dice: «Lasciarlo alla Virtus è un rischio, sappiamo che dovremo pagare per liberarlo e che potrebbe decidere di restare perché si trova bene. Ma deve ancora crescere e giocare, non avevamo scelta». Così, se l’anno scorso s’apriva la stagione dei revival sentimentali con tanti graditi ritorni, quest’anno s’è andati a caccia di stelle e personaggi. E se pure uno come Woods dice che «l’esperienza migliore l’ho vissuta in Europa, non nella Nba», vuol proprio dire che adesso l’America è qui.

Categoria: Calcio
 

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