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Come un adolescente cresciuto in fretta, che perde le convinzioni faticosamente ottenute, e piomba a terra: così è la Fortitudo formato Europa, che esce mazziata da Quakenbruck e si trova a dover già affrontare una Eurocup difficile, sperando che il -9 finale non sia montagna troppo alta da scalare in caso di necessità. Alla fine Sakota riesce a mettere dentro i suoi due volti nuovi, che di par loro fanno anche bene, ma che alla fine provocano una involontaria crisi di rigetto nel resto della squadra, con ruoli che si ridefiniscono (e mancavano ancora Bagaric, Woods, e il quasi Dikoudis) e spazi sul campo che non sono quelli di ieri. Il crollo è soprattutto difensivo, con 49 beccati nella ripresa, ma anche in attacco, tolta la partitona di Fragolone, in molti sono sembrati guardarsi attorno chiedendosi cosa fare per rendersi utili alla patria. Non il migliore esordio, insomma.

Andando con il quintetto che partì sabato, il primo quarto ne ricalca il copione, fatto di attacchi poco limpidi e difese che, invero, nemmeno tanta fatica fanno a coprire le magagne. Ma corre meglio Bologna, che riesce piano piano a fare il vuoto sottocanestro con Achara prima in attacco, e con il subito chiamato in causa Fucka dopo, dietro. Si fa anche 13-4, tra una Huertasata e una Gordonata – bene quando c’è da produrre, male quando c’è da guidare -, prima che Artland provi a giocare, e a rientrare con le spallate di Hess. 15-13 alla prima sirenen.

Mandato dentro anche Strawberry, per rotazioni che Sakota tre giorni fa si sognava (ne vanno in campo 10 già al 15’), la partita è un elastico, con gli strappi bolognesi che vengono rintuzzati dall’all around Madrich, unico crucco doc e nemmeno tanto male, come mano. Ma Fucka si fa sentire, e assieme a Lamma si carica i suoi fino al 29-22, prima che un attimo a rifiatare riporti la difesa bolognese nell’incubo: ne approfittano i chili di Fenn, con campo aperto da precedenti triple di Neitzel, e buona grazia che il finale porti le triple di Malaventura e Strawberry, per un ossigenante 43-38.

I segnali di maladifesa c’erano già stati, prima dell’intervallo, ma nel terzo quarto si palesano chiaramente, quando le triple tedesche aprono le danze, e anche le maglie (non) difensive di Bologna. Che in attacco, persa la coralità dei primi minuti, si affida ad un non certo timido Strawberry per restare a galla e per rintuzzare il primo sorpasso locale, 50-52 al 24’. Serve tornare a Lamma, per chiudere qualcosa dietro, ma se non arrivano da lontano arrivano da vicino, con i tarantolati Neitzel e Madrich a tenere il punteggio in quasi parità. 61-60 al 30’.

Peggio non può andare, per una maniglia che era stata già persa, quando si ritorna in campo: altre due triple, e da un momento all’altro una partita giocata quasi sempre di parità diventa un -8 a cui si risponde con fretta, confusione e ulteriore nulla difensivo. Resta una tripla di Lamma per il 66-71, ma è un canto del cigno che vede Artland uscire vincente, felice, quasi senza aver faticato, visto il modo in cui, alla fine, ha sprintato. E la Coppa diventa già roba in salita.

Categoria: Basket
 

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