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Dieci anni fa, il 10 maggio del 2001, la Virtus vinceva l’Eurolega battendo in gara-5 il Tau Vitoria. Solo 10 anni, ma sembra davvero una vita fa, un po’ per i nomi dei protagonisti (ormai lontani anni luce dal mondo bianconero), un po’ perché allora, per la Virtus, vincere era la normalità, mentre ora ci si accontenta blandamente di partecipare. Dopo la doppietta “Scudetto-Eurolega” del 1998, nel 2001 arrivò quindi il Grande Slam: scudetto, coppa Italia e, appunto, l’Eurolega, impresa mai riuscita a nessun’altra società italiana, e soprattutto ultimo team tricolore a conquistare il massimo alloro continentale. Era la Virtus di Ginobili e Jaric, che da lì spiccarono il volo verso l’Nba, di Smodis ed Andersen, che divennero da quell’anno autentici dominatori d’Europa pur con diverse casacche, di Rashard Griffith, in quella stagione forse il miglior centro mai approdato nelle V nere, ma anche di Abbio, Frosini e Rigadeau, reduci dello scudetto del 1998, e pure di onesti ed insostituibili gregari come Bonora ed Ambrassa, capaci di tanto in tanto di ergersi protagonisti. Era soprattutto la Virtus di Ettore Messina, che quell’anno si vide cadere tra capo e collo l’improvviso abbandono di Sasha Danilovic, e che, per sostituirlo, non voleva assolutamente Ginobili ma il suo grande sogno irrealizzato, vale a dire Andrea Meneghin. La storia disse presto che si era sbagliato, nonostante fosse già il grande Messina, e che quell’imberbe argentino, che lui non voleva nemmeno allenare, ritenendolo solo un attaccante (e neanche di grandi qualità), sarebbe invece divenuto uno dei più grandi protagonisti che il basket italiano ricordi. Dieci anni, ed un mare di ricordi che, nella mente dei tifosi, mai e poi mai si appanneranno. Ricordi che, oggigiorno, costituiscono il più grande patrimonio di chi tifa per la V nera.

Categoria: Basket
 

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