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Marco, in carriera avrai vissuto momenti anche più difficili di quello che attraversa oggi il Bologna.
“Ne ho viste di peggio, soprattutto in momenti più difficili e delicati dell’anno. Adesso siamo all’inizio è c’è tutto il tempo per poter migliorare e rimediare alle ultime sconfitte. C’è da lavorare tanto: tutti singolarmente, nessuno escluso, e come collettivo, perché è la situazione in generale che non sta andando bene e dobbiamo solo lavorare duro cercando sempre di mantenere serenità nell’ambiente. Non siamo alla fine dell’anno: in una parte difficile della stagione avere questi problemi sarebbe molto più complicato, ma ora c’è modo di ritoccare e di fare di più, non ci sono altre ricette. A condizione di mantenere serenità all’interno del gruppo, altrimenti perdiamo ancora più tempo. Avendo tre sconfitte consecutive sulle spalle, si fa fatica a trovare qualcosa di positivo ma questo gruppo ha conosciuto momenti più difficili di questo e si è saputo rialzare: la forza morale dello spogliatoio è una buona base per costruire qualcosa di importante”.

La vittoria a Milano al debutto ha nascosto alcune lacune di questa squadra?
“Non siamo quelli di Milano, ma neanche quelli delle tre sconfitte consecutive: se a San Siro è andata bene, nelle ultime due partite tutti gli episodi ci sono andati storti. A Firenze abbiamo raccolto meno di quanto meritassimo, mentre con l’Udinese dopo un quarto d’ora eravamo in inferiorità numerica e in svantaggio. Sicuramente la vittoria sul Milan ha deviato l’attenzione da qualche lacuna, ma tutti noi, e il mister in testa, siamo realisti e abbiamo detto subito che c’era da lavorare. Nelle gare successive, al contrario, abbiamo trovato delle difficoltà amplificate ulteriormente dai risultati negativi. Il gruppo è forte e coeso, c’è unità d’intenti con l’allenatore e questa è una base buona, poi torniamo a giocare già fra due giorni e questa è la medicina migliore: possiamo buttare in campo quello che abbiamo dentro, solo giocando c’è la possibilità di riscattarsi e migliorare, sapendo che la strada da qua a maggio è molto lunga”.

Con l’Udinese, in occasione del rigore, è stato fatto un errore sulla palla preferita dai bianconeri: lancio improvviso per gli attaccanti veloci, si sapeva che questa era la loro arma.
“Quella è stata la chiave della partita e su quell’errore l’Udinese ha potuto fare il proprio gioco. Anche con l’Atalanta è andata in questo modo e ha potuto costruire la sua partita dopo essere passata in vantaggio nei primi dieci minuti. Stiamo mettendo le altre squadre nelle condizioni di fare il loro gioco: è successo così anche a Firenze, dove eravamo scesi in campo con l’atteggiamento giusto, poi però hanno sfruttato l’occasione propizia per passare in vantaggio. Nelle ultime gare i nostri errori hanno avvantaggiato glli avversari, ma ora tutto questo è archiviato: pensiamo al Napoli, cerchiamo di arrivare alla partita di domenica con la testa libera e al massimo delle nostre forze”.

Il Napoli non ha ancora perso una partita in campionato.
“E hanno iniziato prima degli altri, avendo da giocare l’Intertoto: sono un mese avanti a livello fisico, mentale e di gioco, quindi sarà complicato incontrarli. Anche loro sono forti quando c’è da chiudersi e ripartire, grazie ad Hamsik che oltre a produrre gioco continua anche a segnare. Ma lo spirito morale del nostro gruppo, la forza interiore della squadra deve colmare la differenza di classifica e di momento che stanno vivendo le due squadre: dobbiamo tirare fuori qualcosa di più a livello morale”.

Voi giocate anche per Arrigoni, peraltro non messo in discussione dalla società?
“A prescindere dalle dichiarazioni della dirigenza e dell’allenatore, noi giochiamo per la squadra, di cui l’allenatore fa parte. Tra l’altro, questo gruppo arriva da una vittoria in un campionato sofferto e lunghissimo come la Serie B e questo è successo solo tre mesi fa: c’è qualcosa di forte che unisce questa squadra al suo allenatore. Tutti, i nuovi come i vecchi, giochiamo per noi stessi, per la classifica e per l’allenatore, che sono convinto non sia in discussione. L’impatto con la Serie A, tra l’altro, è durissimo per tutti e, lo dico per esperienza, per le squadre che si devono salvare la continuità di lavoro con lo stesso allenatore porta vantaggi: ci potrebbe stare di perdere anche col Napoli domenica, ma nell’arco dell’anno la continuità con un allenatore porta molti più vantaggi che non cambiarlo e rimettere discussione tutto, sistema, squadra e idee, il che sarebbe più che altro un perdita tempo e una dispersione di energie. Con la continuità di guida tecnica, c’è la possibilità di continuare un discorso avviato e ben programmato”.

Senza quindi guardare il calendario, che prevede altre partite dall’alto coefficiente di difficoltà.
“Sin qui non abbiamo incontrato squadre del nostro livello: prima di giocare le prime partite, forse pensavamo di poter raccogliere tre punti battendo l’Atalanta in casa e invece sono arrivati vincendo a Milano. In questo modo, le tre sconfitte successive alla partita di San Siro hanno avuto una risonanza maggiore: la vittoria di Milano ha un po’ distorto certe valutazioni, poi siamo tornati bruscamente coi piedi per terra. Ma c’è tempo, modo e forza morale al nostro interno per ribaltare la situazione e migliorarla da dentro: la squadra è ferita e su proprio su questo si può costruire qualcosa di importante”.

Il Napoli sarà senza Lavezzi e Iezzo, con Maggio forse in panchina per turn over.
“Ma l’altra sera l’Udinese ha giocato senza due nazionali e abbiamo visto cos’è successo. In questo momento possiamo preoccuparci ben poco degli altri, ma dobbiamo pensare solo a noi stessi, concentrarci molto su di noi per cercare e trovare le soluzioni di gioco più favorevoli per mettere in difficoltà gli avversari”.

Perché da tre partite non arrivano i gol?
“Facciamo fatica nella costruzione della manovra, in più a livello fisico non siamo al cento per cento e per fare gol in Serie A devi stare molto bene. Occorre quindi migliorare la condizione e anche la conoscenza tra di noi, in particolare io devo conoscere meglio i compagni di reparto, capire quello che gli altri mi possono dare, migliorare l’intesa con loro. Individuando il nostro gioco e i nostri punti di forza, cosa che in questo momento facciamo fatica a trovare in campo, migliorerà anche la nostra fase offensiva”

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