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Date a Cesare quel che è di… Pancotto. Chiamato alla guida di una Fortitudo in crisi di gioco e identità, con gli infortuni di alcuni uomini chiave a pesare come macigni, e reduce da un ko di quelli che fanno male con Avellino, il gentiluomo di Porto San Giorgio è riuscito a dare un’anima a chi perdeva tempo a rimirare allo specchio il proprio talento. Quel talento di Mancinelli e Gordon, ad esempio, che finalmente è stato messo al servizio del gruppo e ha permesso di cogliere a Milano un successo preziosissimo nella corsa alle Final Eight di Coppa Italia. Un bravo a Cesare, un applauso a Capobianco, che continua a stupire con la sua piccola Teramo, costruita sull’asse italiano Poeta-Amoroso e capace di sorprendere quella Virtus che forse ha iniziato a sentirsi un po’ troppo bella e sfrontata, dimenticando le lezioni di inizio stagione. Vedere la formazione abruzzese al secondo posto, insieme con Montegranaro e con la stessa La Fortezza, è un monito per tutti quelli che ambiscono al ruolo di «damigella d’onore» dell’inavvicinabile Siena. Dicevano che sarebbe stato l’anno delle big: per il momento è il campionato di chi, come la Premiata e la Bancatercas, rimane umile ma non smette di pensare in grande.

Categoria: Calcio
 

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