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Scattato il countdown per la presentazione del plastico del Parco delle Stelle, annunciata da Gilberto Sacrati per i primi di dicembre quando a Ginevra la Fiba vaglierà gli impianti per i Mondiali 2014, la Fortitudo come primo bon bon ha incassato il sì di GMac, la finanziaria del gruppo General Motors che sarà il nuovo sponsor. «Un legame più economico che sportivo», ha detto il patron, perché GMac avrà un importante ruolo nella realizzazione del progetto edilizio biancoblù. E la sostanza, che Sacrati non ha ancora voluto ufficialmente rivelare, sono gli investimenti per 300 milioni di dollari che il gruppo americano s’è impegnato a effettuare. Cifre clamorose, se acclarate, che spazzerebbero via tutti i dubbi sulla tenuta finanziaria delle società di Sacrati. Il primo passaggio sarà dunque la sponsorizzazione della Fortitudo. E mai come oggi appare evidente che la salute del club sia legata a doppio filo a quella del Parco delle Stelle — di cui finora s’è visto appena qualche rendering che preannuncia, fra l’altro, un palasport e una pista da sci coperta — e degli investimenti che saprà attrarre. Le dichiarazioni di fiducia che il clan biancoblù spande agli addetti ai lavori vanno in molteplici direzioni: in primis predicano tranquillità ai vari clienti — giocatori, agenti, dirigenti altrui — e successivamente rilanciano un futuro radioso per l’Aquila, eretto con i quattrini degli americani e con gli introiti della nuova «macchina da soldi». Ma la gente vuole la ciccia e non è un segreto che Sacrati stia prendendo tempo, vuole rimodellare la struttura della Fortitudo per cedere ad una società collegata — la Los Angeles Communication — l’onerosa gestione del PalaDozza, avvierà con la sua Ripresa Srl la creazione del Parco delle Stelle. Ma siccome 300 milioni di dollari sono tanti, e siccome da quelli dipende la vita di parecchie entità, gli analisti più scettici si chiedono se GMac possa effetivamente garantire una presenza costante o se un improvviso rovescio possa far evaporare l’affare. Se, insomma, si rischia un «Tacopina bis». Fatta salva la buona fede di Sacrati, saranno i conti e le imminenti manovre di GMac a fare la differenza nella vicenda: gli americani credono nel Parco delle Stelle ma è difficile pensare che in caso di guai la prima ritirata non avvenga qui. Intanto, s’aspetta che il nuovo marchio approdi a Bologna e si faccia vivo almeno sulle maglie: GMac o un suo derivato — Real Estate, Fs o Ipg — faranno compagnia all’Aquila biancoblù, ma non debutteranno nemmeno domenica a mezzogiorno a Siena. Gli americani dovranno venire in Italia e confabulare ancora con Sacrati di finanziamenti e mattoni: prima gli affari, poi la palla al cesto. Il destino è questo.

Categoria: Basket
 

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