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Dunque domenica si riparte, ed è già qualcosa. In un panorama desolante del basket italiano, senza campioni, con giocatori semisconosciuti e con squadre in continuo cambiamento che in pochi conoscono e nelle quali in pochissimi s’identificano, i Crabs iniziano la loro ottava stagione consecutiva in Legadue. Poco pubblico? Pochi abbonati? E di cosa ci si meraviglia? C’è la crisi e la fascia d’età persa per strada, quella che va dai 30 ai 50 anni, abituata in media a vedere una promozione ogni cinque stagioni e che alle medie vedeva Myers contro Oscar con 7.000 lire questo basket a Rimini lo ha abbandonato da almeno un decennio; non è difficile capire il perché se si analizzano archi di tempi lunghi. La mancanza di risultati e il crollo dei campioni da andare a vedere al palazzo traccia un grafico verticale che neanche a Wall Street. Però, mala tempora currunt e bisogna fare i conti con quello che passa il convento. Quella che va ad iniziare per i Crabs è una stagione piena di scommesse. C’è Massimo Galli che prende il timone da Giampiero Ticchi; “Cedro” dal 2003 fa il vice sul pino dei granchi dopo stagioni tascorse in B2 (Campus Varese e Busto Arsizio) e la sua prima (e fino a quest’estate ultima) panchina in serie A risaliva a ben 10 anni fa, esonero a stagione in corso nei Roosters Varese, scudettati l’anno prima con Recalcati. Poi c’è la scommessa delle scommesse, il polacco Tomasz Kesicki: ha 22 anni, è lunghissimo (2 metri e 12) ma da due stagioni è praticamente inattivo e viene messo a fare il pivot titolare, ruolo chiave quasi quanto quello del playmaker. “Può essere un potenziale crack”, dicono, frase che abbiamo sentito anche l’anno scorso su Rashad Bell ed è gettonata tanto quanto il “siamo una squadra che può vincere o perdere con chiunque”. Il precampionato ci ha detto che sul play-guardia americano si è pescato bene con Phil Goss: il curriculum non è eccelso (ma quello di Joe Wylie, per dire, era peggio), ma nelle amichevoli ha fatto vedere un notevole arsenale offensivo, specie nelle bombe. L’altro Usa è Chris McCray, altalenante, con talento, si dice; un’ala con punti nelle mani. C’è poi il combattivo Gurini che prende il posto di Raschi (cambio valuta azzeccato), gli under 20 Yankiel Moreno e Nicholas Crow (figlio di Mark, primo straniero tesserato nella storia del Basket Rimini) e l’ex nazionale Sandro De Pol, 34 anni di battaglie sotto canestro in serie A1 e “tutor” di Kesicki. Aspettiamo sempre l’esplosione di Rinaldi e ci affidiamo a San Germano Scarone che, condizione fisica permettendo, gioca da centomila anni, è il miglior playmaker nella storia del club di via Dante (non ce ne voglia Benatti, che rimane sempre un mito) e ha quasi raggiunto lo status di Cavaliere Jedi. E allora, granchietti, che la forza sia con voi e speriamo basti per salvarsi; magari, per le coronarie, non all’ultimo con un tiro alla Maurizio Ferro (Biklim-Dentigomma Rieti, aprile 1988, spareggio per non finire in B1, se non c’eravate guardatelo su Youtube), che da quest’anno si è aggiunto al tavolo della dirigenza romagnola.

Categoria: Calcio
 

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