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Tutti dicevano Siena, e alla fine, per la terza volta consecutiva, Siena è stata. O meglio, tutti dicevano Siena tranne il patron della Virtus Claudio Sabatini, che aveva pronosticato tempi grami per i senesi (non si sa poi in base a che cosa), affidando alla vincente tra la sua V nera e Montegranaro addirittura l’accesso alla finalissima di coppa Italia: peccato che, per la prima volta dopo 4 anni consecutivi di finali, proprio la Virtus sia stata la grande delusione dei 4 giorni torinesi, uscendo subito asfaltata da una Montegranaro appena sufficiente. Comunque sia, come si diceva, alla fine è stata Siena ad alzare la coppa, come (appunto) quasi tutti avrebbero giurato: ciò che forse non ci si attendeva granché è stata la fatica con la quale il Monte Paschi ha avuto ragione di Cantù, autentica rivelazione della kermesse piemontese. Prima di questa Final Eight c’era la senzazione diffusa che il 2° posto in campionato dei brianzoli fosse, se non casuale, almeno una faccenda momentanea, in attesa dell’arrivo nei quartieri alti di formazioni più accreditate e soprattutto più costose come Milano, Roma, Treviso e magari pure la stessa Virtus. Invece, da questi intensi 4 giorni di palla a spicchi, emergono due grandi verità, una attesa e l’altra no: vale a dire che Siena è sempre e comunque la migliore di tutte, ma contemporaneamente che l’unica alternativa valida, al momento, è proprio Cantù. Squadra che, tanto per fare un paragone, è costata parecchio di meno della Virtus. E’ questo, probabilmente, il grande dato sul quale riflettere a fondo.

Categoria: Basket
 

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