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A che punto siamo? Bella domanda, eh? La stessa che, in questo momento, si stanno facendo un po’ tutti. A che punto è la nuova Trenkwalder, a pochi giorni dall’inizio del campionato di LegaDue? Tecnici e giocatori si dichiarano ottimisti, la sensazione è che la squadra sia decisamente forte e competitiva, ma, fino ad oggi, per una serie di motivi, certe qualità si sono solo intraviste qua e là. Quello di Young e soci è stato un precampionato pieno di luci e ombre, di tante speranze e poche certezze. Un precampionato in cui la Trenkwalder ha vinto due sole gare, perdendone sei. Niente di grave, per carità. Niente di preoccupante. L’unico problema è che i biancorossi domenica si presenteranno ai nastri di partenza del campionato, ospitando la temibile Reyer Venezia in via Guasco, tra tante incognite. La squadra reggiana ha un po’ il sapore del rebus. Un rebus ancora da decifrare e risolvere. Proviamo a capire, allora, cos’è che fino ad oggi ha funzionato e dove, invece, sono emersi i difetti della compagine reggiana.
COSA VA. Le note più positive e confortanti arrivano dalla difesa. E’ da lì che Marcelletti costruisce le fondamenta delle sue case e la nuova Trenkwalder, da questo punto di vista, lo sta seguendo nel migliore dei modi. Lotta e combatte insieme a lui, per intenderci. La partenza sembra decisamente buona. E proprio per questo c’è sano ottimismo nell’ambiente biancorosso. Il fatto poi che la squadra sia stata allungata permette al coach di dar vita a rotazioni migliori rispetto alla scorsa stagione e tutti possono spremersi di più anche in retroguardia senza il timore di finire la benzina sul rettilineo d’arrivo. Buone notizie, poi, giungono anche da Bryant Smith, accolto, al suo sbarco in via Emilia, da parecchio scettiscismo e che, invece, si sta dimostrando una pedina importante nello schacchiere della Trenkwalder.
COSI’ E COSI’. Assistendo al precampionato biancorosso, è stato difficile poter esprimere una valutazione precisa su alcuni aspetti della nuova squadra. Parliamo, è ovvio, del reparto dei lunghi, perché, come tutti sanno, la compagine reggiana si è allenata per un mese senza nessun pivot. Il vero impatto che Heinrich, Infante e Melli potranno fornire alla squadra lo scopriremo solo in campionato. E questo è uno dei motivi, anzi il motivo principale, per cui la Trenkwalder ha viaggiato a lungo a fari spenti.
Poi c’è l’aspetto della gestione dei «piccoli». Sei giocatori per tre ruoli non sono facilmente digeribili per una squadra che giocherà una sola gara a settimana. Si temeva che questo potesse diventare un problema per Carra e Masoni, al momento a risentirne maggiormente è stato Maestrello. Il quale, l’anno scorso, era un ottimo sesto uomo e, all’improvviso, si è ritrovato a fare l’ottavo uomo e sta soffrendo un po’ questo declassamento. L’impressione, poi, se proprio la vogliamo dire tutta, è che anche Alvin Young (nella foto) faccia fatica ad adattarsi alla nuova realtà. Il folletto inventa sempre grandi numeri, ma il fatto che ora resti più a lungo, e più spesso, in panchina, e che anche quando va in campo tocchi molto meno il pallone e spesso debba girare a vuoto, lo sta, probabilmente, innervosendo. Sono particolari su cui dovrà riflettere Marcelletti.
COSA NON VA. Fondamentalmente la cosa che ha convinto meno, fino ad oggi, è stato l’attacco. La Trenkwalder realizza con il cotagocce, non c’è un vero tiratore, anche dai tiri liberi le percentuali sono tutt’altro che esaltanti. Si sa: le squadre allenate da Marcelletti tendono a vincere le gare facendo segnare un punto in meno agli avversari, piuttosto che segnarne uno in più. L’anno scorso abbiamo però visto nei momenti cruciali della stagione, che in certe situazioni devi poter disporre di importanti certezze offensive. L’allenatore biancorosso sostiene che è solo questione di tempo e che la squadra deve conoscersi: pensiamo che possa avere ragione, ma resta il fatto che proprio su questo aspetto la Trenkwalder si giocherà tutta la sua stagione.

Categoria: Calcio
 

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