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Del trio di ex Fortitudo in forza alla Premiata Montegranaro, Daniele Cavaliero è quello con la militanza più recente. Se coach Alex Finelli aveva lasciato la casa madre bolognese oltre un decennio fa, e il mai abbastanza rimpianto Kiwane Garris non era stato confermato dopo il 2005/06 (anno dell’ultima finale), il 25enne triestino ha vissuto il travagliato anno della gestione-Martinelli e poi la parentesi della Effe allenata da Andrea Mazzon. «Dal punto di vista personale, a Bologna mi sono trovato molto bene – dice Cavaliero, al primo ritorno da avversario al Paladozza – purtroppo la mia parentesi non è stata positiva sotto il profilo dei risultati, ed è un grosso rimpianto. Tornare a Bologna sarà un piacere, ci sono tanti amici che voglio salutare, a cominciare dai fisioterapisti, Abele Ferrarini e Roberto Simonetta, persone splendide con cui ho condiviso tanti momenti». Cosa non ha funzionato nella sua esperienza in Fortitudo? «Tante piccole cose, se la squadra avesse vinto di più tutto sarebbe stato più facile. Forse non ero pronto per una grande squadra, forse era la squadra ad essere stata allestita nel modo sbagliato, non posso saperlo. Spero un giorno di tornare in un club di Eurolega, anche se ora sto bene a Montegranaro, un posto dove si lavora benissimo». Nella sua carriera ha giocato in piazze importanti, come Fortitudo e Milano, ma anche in provincia, a Roseto, Avellino (dove vinse la Coppa Italia) e ora Montegranaro. Quali sono le differenze principali? «In posti come Milano e Bologna, la parola ‘vincere’ è la normalità, invece in situazioni come Trieste e Avellino, se vinci in modo inatteso te lo godi ancora di più. Ora sono a Montegranaro, dove voglio capire che tipo di giocatore sono: il basket è uno sport per giocatori, e un giocatore è chi sta in campo, non in panchina. Ho trovato vari punti in comune tra la Premiata e, per esempio, l’Air Avellino con cui ho concluso la scorsa stagione: penso alle gerarchle imposte da Boniciolli ad Avellino e da Finelli qui a Montegranaro, grazie alle quali ogni elemento conosce il proprio ruolo. Ora mi trovo alla grande con Finelli, che sa valorizzare prima l’uomo del giocatore». Si è pentito della scelta di tornare in una squadra ambiziosa, la Fortitudo, dopo la parentesi non troppo fortunata a Milano? «A volte penso che sarebbe stato meglio andare in un’altra squadra, per giocare di più e maturare, ma non rimpiango la scelta fatta. Quando il mio procuratore mi parlò dell’opzione Fortitudo mi brillarono gli occhi, e seguii le mie emozioni. E alla fine, anche se i risultati sono stati negativi, è stato bello vivere in questo club. Peccato non essere riuscito ad aiutare la squadra nei momenti difficili, mi è dispiaciuto, oltre che per me stesso, per i tifosi, la Fossa, i compagni». Montegranaro ha perso sei delle ultime sette gare, cosa si è rotto nella squadra rivelazione delle prime settimane? «Se lo sapessimo, avremmo già risolto il problema. Non ci sono problemi interni, ma a livello di concentrazione: a volte spegniamo la luce e caliamo in difesa. Arriviamo arrabbiati alla sfida di domenica, perché a Udine abbiamo perso una gara che per noi valeva molto, e ci avrebbe dato tranquillità nella corsa alla salvezza». Da ex di turno, che tipo di accoglienza si attende dal Paladozza? «Non lo so, non è una cosa che è sotto il mio controllo. Sono stato tifoso anch’io, e visto che la mia parte di Fortitudo è stata perdente, onestamente non credo di essere associato ad un ricordo particolarmente positivo. Però sarò contento di vedere tante persone con cui ho condiviso una parte della mia vita».

Categoria: Basket
 

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