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Federico, sei al Bologna da quando avevi dodici anni: ricordi il tuo primo giorno in maglia rossoblù?
“Ero davvero piccolo, quando arrivai qui dalla Dorando Pietri capii di avere qualche qualità. Essendo io di Carpi, ero costretto a muovermi in treno, oppure a chiedere sacrifici ai miei genitori affinchè mi portassero ad allenarmi e mi venissero a prendere. Fu subito emozionante giocare per una società così importante. ”
Quanto è contato il Bologna nella tua crescita?
“Molto, questa società mi ha formato. In sette anni qui ho imparato tanto, sono sempre stato seguito e trattato bene. Giancarlo Marocchi mi ha dimostrato stima, mi è sempre stato vicino, anche fuori dal campo: da lui ho ricevuto consigli e aiuti importanti”
Chi è l’allenatore dal quale hai imparato di più?
“Senza dubbio Fabio Perinelli. Siamo insieme da cinque anni. Mi ha insegnato a stare in campo, grazie a lui so come ci si muove. Ma soprattutto mi ha trasmesso la sua dedizione al lavoro, mi ha sempre incitato a trovare nuovi stimoli: devo a lui la mentalità, la voglia di migliorarmi ogni giorno. Credo sia davvero un grande allenatore”
Come hai convinto Mihajlovic a buttarti nella mischia nell’importante gara di Catania?
” Evidentemente il mister è rimasto soddisfatto dal mio lavoro durante la settimana. Nel momento in cui sono stato convocato, io stesso ho provato un certo stupore: in fondo mi allenavo con la prima squadra da due sole settimane e temevo di non essere ancora riuscito a dimostrare il mio valore. In realtà, vedendo la lista dei convocati, mi sono reso conto che c’era emergenza in mezzo al campo, e quindi ho iniziato a sperare. Mi sentivo di giocare, non avevo paura. Quando sono entrato in campo ho provato un po’ di emozione, ma la gara di Catania era così importante che non ho avuto il tempo di pensarci”
Tornare in Primavera per te è un passo indietro?
“No, non ci sono problemi. L’esordio in Serie A è stata una gran soddisfazione, ma non mi monto la testa. Devo dimostrare ogni giorno il mio valore, e il Campionato Primavera è una bella vetrina per mettersi in mostra. Poi c’è il Torneo di Viareggio: gli impegni con la nazionale mi consentiranno di essere disponibile solo per l’ultima gara del girone, ma i miei compagni sapranno comunque cavarsela bene. Non nascondo, tuttavia, che giocare con la prima squadra per me resta una grande speranza”
Ormai sei nel giro dell’Under 20 di Rocca: quanto tieni alla maglia azzurra?
“Chiaramente molto. Le chiamate delle nazionali giovanili, che arrivano con una certa continuità da tre anni, sono state molto importanti per la mia crescita: vestire la maglia azzurra trasmette sicurezza, convinzione nelle proprie capacità. In Slovacchia ho disputato 90′ a buon livello, una bella soddisfazione: quando vengo chiamato in causa devo dimostrare che merito la convocazione”.
Quale posizione in campo preferisci?
“Io mi sento una mezz’ala. Le mie principali qualità sono la corsa, l’inserimento: mi piace sostenere le punte, ma al tempo stesso non mi tiro indietro al momento di difendere e pressare. Non segno tanto, preferisco mettere gli attaccanti nelle condizioni di farlo”.

Categoria: Basket
 

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