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Davide, sei passato dalla tribuna al campo: è una tua rivincita?
“È una grande soddisfazione per me e una dimostrazione che l’impegno, la determinazione, il non mollare mai, danno risultati. Se ripenso a dieci giorni fa, la mia situazione personale era abbastanza complicata: adesso invece posso vedere il futuro in maniera più positiva, oggi posso dire d’aver vinto un piccola scommessa personale”.

Arrigoni apprezzava il tuo impegno ma diceva d’aver preso la sua decisione e che gli dispiaceva lasciarti fuori.
“Sono un professionista, mi piace giocare e allenarmi e, anche se mi sentivo un po’ scartato a priori, non vedevo un motivo valido per dovermi impegnare di meno. Sono testardo, ho continuato sulla mia strada e andrò avanti così finché ci sarà la possibilità di giocare in A con questa maglia: era il mio sogno durante tutto lo scorso anno, in cui ho giocato con continuità. Non mi considero un giocatore da B, da C o da A: sono uno che può fare la sua figura in ogni categoria e penso di poter dare il mio contributo anche in Serie A”.

Con Mihajlovic cambierà qualche gerarchia, secondo te?
“Il discorso che ci ha fatto è stato chiaro: lui cerca il bene del Bologna, mette tutti sullo stesso livello e giocherà chi starà meglio e darà garanzie sufficienti. Che io vada in panchina, in tribuna o in campo, non sarà un problema: mi impegnerò al massimo, mi metto a disposizione, poi sceglierà l’allenatore e io, come ho sempre fatto, accetterò serenamente le sue scelte. Intanto gli ultimi avvenimenti hanno portato un grande entusiasmo: era un po’ calato nelle ultime settimane e questo è molto importante, il calcio vive di queste cose”.

In estate hai scelto di restare pur avendo richieste da squadre di B e sapendo che Arrigoni avrebbe fatto certe scelte: perché?
“Con Arrigoni si è parlato un po’ tardi di queste cose: prima dell’amichevole di Rimini, a quindici giorni dalla fine del mercato, non avevo avuto un riscontro preciso in merito e a quel punto dovevo valutare tante cose, tra cui il legame mio con questa città e con i tifosi che mi hanno fatto sentire sempre il loro affetto, prima di prendere una decisione così importante. Così sono rimasto, sperando di avere prima o poi l’occasione di dimostrare che Arrigoni si stava sbagliando: alla fine, ripeto, ho vinto una piccola scommessa personale, ci tenevo tanto a giocare in A con questa maglia. Tra l’altro, a 29 anni ho pensato che sarebbe stato difficile ripartire dalla B e conquistare la A sul campo: abbiamo visto l’anno scorso quanto sia dura centrare la promozione”.

Pensi che Arrigoni ti abbia fatto scontare il fatto non essere andato via?
“No. Col mister Arrigoni non ho mai avuto discussioni e il rapporto è sempre stato buono a livello personale. Lui ha fatto scelte tecniche, avendo questo compito, e io, come giocatore, non ho potuto che accettarle, pur avendo sofferto: mi è dispiaciuto, ma non ho mollato e sono andato avanti per la mia strada”.

Pensi di avere ancora un po’ di ruggine?
“Per recuperare il ritmo partita un po’ di tempo ci vuole. Infatti in queste gare, specialmente a Cagliari, nella ripresa ho accusato un certo calo di tenuta, segno che non ho i novanta minuti nelle gambe”.

Quando un giocatore vive situazioni delicate spesso ha qualcuno vicino che lo rincuora e lo aiuta ad andare avanti: nel tuo caso è stato così?
“Sì. Io ho la fortuna di vivere una situazione familiare molto bella: sono sposato con Roberta e tra venti giorni nascerà la nostra prima bimba, Beatrice. Questo mi ha distratto e aiutato tanto: non ero abituato a restare fuori il giorno della gara, per me era una situazione nuova”.

Categoria: Calcio
 

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