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«Sarà un campionato a due dimensioni – dice Roberto Mascellani -: otto squadre che faranno corsa a parte, poi le altre dieci. Noi cercheremo di stare il più in alto possibile tra quelle dieci».
Si potrebbe dire: questa è la serie A, ragazzi. Si potrebbe e si deve, perché effettivamente se non proprio otto sono almeno sei le squadre fuori portata. Quelle che hanno un budget “disumano” se paragonato al Club Ferrara, quelle che stanno al top del mercato europeo (anche se negli ultimi anni l’Italia non era iper-competitiva a livello economico); quelle che, ovviamente, puntano allo scudetto. In fondo è quanto accade anche nel calcio, dove Milan, Inter, Juventus, Roma e Fiorentina hanno velocità doppia rispetto a Chievo, Cagliari, Catania tanto per citare qualche squadra. Poi vanno in archivio anche stagioni anomale, in cui molte big steccano di brutto l’annata e le matricole stanno lungamente in paradiso. Nello scorso torneo questo è capitato, con le crisi profonde di Napoli, Treviso e Virtus; la stagione assai storta della Fortitudo, il cammino a singhiozzo di Roma e Milano che poi alla fine si sono rialzate. Questa “ecatombe” della nobiltà è stata, probabilmente, un’eccezione. Almeno a guardare i roster con cui si andrà ad iniziare il prossimo campionato. Le “grandi” hanno voglia di riscatto e stanno costruendo squadre con più logica e meno azzardi, anche perché il mercato avrà dei limiti. Ci saranno le finestre e qualche vincolo di tesseramento: significa che le manovre estive avranno un’incidenza maggiore.
AL MASSIMO. La Carife di coach Valli mette piede in questo “senato” con sana umiltà, ma con la consapevolezza di potersela giocare. «Ricordiamoci che il nostro obiettivo è il 16º posto» afferma perentorio il giemme Crovetti. In soldoni, l’ultimo utile per salvarsi. E come dimenticarselo, del resto. Si pensi all’ultimo straordinario colpo della Virtus Bologna, annunciato all’alba di ieri: Earl Boykins. Il play ha giocato 13 anni in Nba, l’anno scorso con Charlotte ha avuto 16’ a gara per 5.1 punti. Ma quello che va sottolineato è l’aspetto economico: guadagnerà 2 milioni e 300.000 euro. Il budget per tutta la stagione del Club è di circa 4 milioni. Capito? Un solo giocatore Virtus costa più della metà dell’intera annata Carife. Con Boykins, Langford, Ford, Vukcevic, Righetti, Blizzard e Giovannoni la Virtus si candida a seria rivale di Siena. Da parte loro, i campioni d’Italia hanno confermato tutti i big (McIntyre, Kaukenas, Lavrinovic) inserendo la freschezza di Finley. Tosta la Lottomatica, che ha riportato in Italia il talento di Sani Becirovic. Più l’effervescente Jennings. Da scudetto l’Armani Milano, rivoluzionata ma – adesso – formazione logica e battagliera. Sotto i gomiti di Rocca e Watson, sul perimetro la solidità dell’ex estense Thomas e la brillantezza di Vitali. Naviga a fari spenti ma è ambiziosa anche la Fortitudo (Forte, Woods, Mancinelli, Huertas e Slokar le punte), mirano in alto Treviso e Pesaro. Molto rinnovate e tutte da scoprire, invero. Così come Avellino, che ha perso tre pezzi da novanta (Green, Righetti e Smith) e deve ancora completare l’organico.
ALLA PARI. Non è con loro che deve confrontarsi in classifica il Club Carife. Semmai il duello è con le altre. E qui, molto ci sarà da scoprire. Perchè alcuni stranieri saranno tutti da verificare all’esame parquet (pure gli estensi Riley ed Ebi, naturalmente) e perché ci sono ancora cantieri aperti. Montegranaro, per dire, reduce da un campionato storico ha visto partire tutti i suoi campioni tranne Garris: ora deve ricostruire, ma l’operazione è in corso. Interessanti e competitive sembrano Teramo (sta arrivando anche Hoover da Jesi) e Biella (Smith-Gaines, bella coppia di funamboli), solida Rieti che però partirà con due punti di penalizzazione. Non dispiace Caserta, che ha mixato imprevedibilità (Diaz e Di Bella) con la scommessa Butler e la solidità di Larranaga e Frosini. Insomma, facendo qualche conto è questa la dimensione del Club. Lottare con siffatti team senza abbassare la testa. Nel mazzo entra di diritto Capo d’Orlando, euforica per il gran colpo Edney. E in fondo? Per ora, blasone a parte, Napoli è messa male. Può rimontare con qualche colpo a sensazione, ma al momento a parte Nikagbatse si vede poco. Certo non può essere Gioulekas a salvare la baracca. A Cantù coach Dalmonte dovrà compiere il solito miracolo, aiutato in questo dall’esperienza di Mazzarino, dall’atletismo di Tourè e dalla classe di Elder. Infine non convince ancora Udine, ma le manca un playmaker. Per ora punta sul rilancio di Torres (due anni fa considerato un crack) e l’istinto del canestro di Anderson (ex Livorno). Nel cuore di questo oceano naviga la barca Carife, che punta sul gruppo e sull’esplosione dei suoi talenti: Collins, Ebi e Riley.

Categoria: Basket
 

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