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«Capitano mio capitano». Chi non ricorda la toccante scena del film L’attimo fuggente, con gli studenti in piedi sui banchi a salutare il loro condottiero, l’illuminato professor Keating? Non sappiamo se sia andata esattamente così all’interno degli spogliatoi del PalaSegest, ma il gruppo ha fatto la sua scelta unanime: Daniel Farabello sarà il nuovo capitano della Carife.
Un giocatore determinante per un ruolo fondamentale. Anche negli altri sport di squadra lo sanno. L’eleganza di Scirea, la forza di Beckenbauer, l’infinita cattiveria agonistica di Franco Baresi, il carisma di Maratona (che ci aveva messo meno di una settimana per farsi consegnare la fascia dall’allora storico capitano napoletano Bruscolotti). Punti di riferimento, leaders, tutti in qualche modo simboli e bandiere delle loro squadre. Nel basket la fascia non si indossa, ma forse il compito del capitano è ancora più importante. È lui il portavoce della squadra, lui a metterci sempre la faccia, lui ad alzare un tantino la voce quando c’è bisogno di cambiare registro. E Farabello – a cui le stimmate del condottiero certo non mancano – raccoglie il testimone da giocatori che sono entrati nella storia del Club.
Ebeling, Calbini, Williams, Foiera, ed ora il “gaucho” Daniel. Un quintetto da paura, che potrebbe fare le fortune di ogni allenatore. “Calbo” in regia a dare il ritmo al gioco; Farabello e Williams esterni di lusso, il primo a dipingere traiettorie sopraffine, il secondo a martoriare la retina con le bombe; quindi front line gladiatoria, con “Highlander” Ebeling e “Braveheart” Foiera ad assicurare gomiti sotto canestro e mani educate al tiro. Di questa mirabile cinquina, due sono italianissimi, scovati tra i pochi chilometri che separano la Romagna alle Marche. Gli altri tre stranieri per nascita, ma in fondo italiani pure loro: Farabello per passaporto, grazie agli avi, Williams per matrimonio, Ebeling per vera e propria adozione umana.
Con loro, anche grazie a loro, il Basket Club Ferrara è nato e cresciuto. Tappa dopo tappa, fino all’Olimpo della Serie A. Ognuno mettendoci il proprio carattere; ognuno interpretando in modo personale il ruolo di capitano. Ebeling non aveva nemmeno bisogno di parlare, la sua carriera parlava per lui. Una vera leggenda, all’interno della quale Ferrara ha un posto di primissimo piano: John ci arriva giovanissimo dal New Jersey, ci torna al top della carriera, infine decide di chiuderla, non prima di aver portato il Basket Club in Legadue. In pratica, attraversa tutte le stagioni della pallacanestro estense. Ora in città ci vive, con la moglie, i cinque figli, e i moltissimi cani.
Calbini è ragazzo timido e taciturno; preferisce parlare sul campo, con le serpentine e gli assist. Quando l’amico Ebeling lascia, diventa lui il simbolo di un gruppo di granito. Il suo modo di essere capitano è soprattutto dedizione alla maglia: darà sempre l’anima, anche rischiando gli infortuni, per 4 stagioni (due con la fascia) e 126 presenze. Croce e delizia del pubblico ferrarese è invece Michael Williams. Modesta propensione al lavoro di spogliatoio, l’ala di Kalamazoo mostra invece tutta la sua leadership quando in campo la palla pesa. Per tre stagioni è l’uomo dell’ultimo tiro; attualmente è il miglior realizzatore nella storia del Club con oltre 2000 punti.
Quindi arriva Charlie Foiera. Amore a prima vista tra lui e Ferrara; amore ricambiato per cinque appassionanti stagioni, nelle quali la Carife e il lungo romagnolo assaggiano tutte le emozioni possibili. Cuore immenso, valigia dei trucchi del mestiere stracolma – continuerà a ripetere all’infinito che lui ha segnato in faccia a Tim Duncan –, Foiera negli ultimi tre anni è stato il re dello spogliatoio. In estate, durante la festa della promozione, ha ritrovato proprio Ebeling. I due capitani si sono abbracciati: Charlie ha portato a compimento la missione iniziata da John.
Adesso è il turno di Farabello, e siamo tutti convinti che sappia perfettamente cosa fare. Lui le partite, nella sua testa, le gioca prima, sa in anticipo cosa succederà. E sa perfettamente che una partita si può vincere anche con una palla recuperata, un passaggio che apre un’autostrada, una parola giusta detta a un compagno. Vedendo come se la cava a calcio, quasi gli si potrebbe dare anche la fascia di Maradona!

Categoria: Basket
 

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