Telecentro Odeon TV

La Tv di Bologna e dell'Emilia-Romagna (canale 17 e 71)

No Banner to display

Domenica per la Carife sarà l’ennesima prima volta. D’altronde, se affronti la Serie A da matricola assoluta, le occasioni per vivere esperienze nuove si moltiplicano. Questa volta va in scena la storia della pallacanestro italiana: al PalaSegest arriva l’Olimpia Milano, la società più prestigiosa e scudettata della palla a spicchi nostrana. Società dal passato roboante, fatto di vittorie in giro per l’Europa delle “scarpette rosse”, e dal presente affascinate, con il nuovo progetto varato da Giorgio Armani. Marco Allegretti è uno di quelli che lo scontro con Milano l’ha vissuto nel passato, e lo vivrà nel presente. Lui, nato e cresciuto cestisticamente a Varese, ha avuto i primi contatti con i canestri proprio nei derby accesissimi tra Ignis e Simmenthal, «ma ai tempi della grande rivalità Milano-Varese – racconta l’ala della Carife – io ero piccolissimo. Diciamo che ho vissuto più da vicino quella con Cantù».
Di sfide con l’Olimpia però ne avrai viste…
«Come no, andavo al palasport tutte le domeniche, anche se non in curva perché mio padre non voleva. Di certo ricordo partite tese; ricordo l’ultima grande Milano, quella con Bodiroga e Blackman, mentre il mio idolo a Varese era Vescovi. Anno 1996, se non sbaglio».
E di quelle in campo cosa ricordi?
«Il primo anno nel quale facevo il dodicesimo abbiamo battuto proprio l’Olimpia nei quarti play off; non poteva cominciare meglio la mia avventura in prima squadra. Negli anni successivi, però, sono state molte di più le delusioni: si faceva fatica in casa, e si perdeva male a Milano».
Basta con gli amarcord, e veniamo al presente. Che idea ti sei fatto dell’Armani Jeans di oggi?
«L’arrivo di Armani mi sembra abbia fatto fare un enorme salto di qualità alla società: nell’organizzazione, nel budget, e anche nelle ambizioni. Di sicuro Milano è una di quelle squadre che punta in alto».
Eppure finora ha gli stessi punti della Carife…
«Sinceramente non mi sarei aspettato una partenza così stentata. Ogni anno si fanno previsioni, poi il campo ti sorprende; segno che una buona squadra non la fanno solo i nomi, ma la capacità di giocare assieme. Certo, l’Armani finora è stata parecchio sfortunata: tutti questi infortuni hanno pesato».
Arriverà anche a Ferrara con qualche problema. Sollevato?
«Non mi fido per niente di queste cose. Innanzitutto perché Milano è comunque un’ottima squadra, molto lunga, con giocatori davvero importanti. Poi si sa che in queste situazioni chi va in campo tende a dare qualcosa di più. Infine, visto il periodo negativo, arriveranno a Ferrara col dente avvelenato: una squadra in difficoltà ci mette sempre molta più intensità».
Alla Carife invece si chiede di dimenticare la partita di Siena, e riprodurre quella con Treviso…
«Tatticamente quella con l’Armani sarà una partita diversa rispetto alla sfida con la Benetton. Però dobbiamo recuperare l’atteggiamento che ci ha permesso di battere Treviso. Per essere competitivi dobbiamo sempre metterci concentrazione ed energia».
Dall’altra parte qualcuno ti preoccupa?
«Hawkins è un giocatore fisicamente e tecnicamente straordinario: può caricarsi la squadra sulle spalle, o vincere la partita da solo. Poi temo molto Thomas: arriverà a Ferrara da ex e vorrà fare bene. Tutto l’ambiente mi parla benissimo di lui, alla Carife ha fatto ottime stagioni e lasciato un bel ricordo. Ma basta guardarlo in campo per capire che è una persona pulita e corretta. Per domenica mi auguro che lui giochi bene, riceva l’applauso del pubblico, ma che poi torni a casa con la delusione per il risultato».

Categoria: Calcio
 

Lascia un Commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.